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FONDATO DAL PROF. VITO RUBINO IL 12 LUGLIO 1896
PREMIATO NELLE ESPOSIZIONI DI ROMA, PALERMO, PARIGI, MARSALA
SETTIMANALE DI ATTUALITA' POLITICA, CULTURA, AGRICOLTURA, COOPERAZIONE, TURISMO, SPORT
ANNO 118 - NUMERO 10                                                                  MARSALA, 13 SETTEMBRE 2014



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De Mauro: “Per la scuola, provvedimenti che non entusiasmano’’


L’EX MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE TULLIO DE MAURO, LINGUISTA DI FAMA INTERNAZIONALE, DA UNA DECINA D’ANNI TRASCORRE LE VACANZE ESTIVE DAVANTI LO STAGNONE. E QUI PASSA AI RAGGI X I PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO RENZI PER LA SCUOLA

Sono ormai dieci anni che il professor Tullio De Mauro, linguista di fama internazionale ed ex ministro della Pubblica Istruzione, trascorre le sue vacanze estive in riva al mare dello Stagnone, dove ha comprato casa. Una presenza discreta la sua e per questo finora poco notata. Di sicuro, non sarebbe stato così in caso di qualche vacuo divo dello star system o di qualche velina… De Mauro, fratello del giornalista de L’Ora ucciso dalla mafia, è ‘’solo’’ l’autore dell’omonimo dizionario della lingua italiana, nonché l’ex direttore del Dipartimento di Scienze del Linguaggio nella Facoltà di Filosofia e del Dipartimento di Studi Filologici Linguistici e Letterari della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università la Sapienza di Roma, dipartimento che ha contribuito a fondare, insieme ad Alberto Asor Rosa. Un uomo, dunque, di immensa cultura al quale, tra una passeggiata e l’altra lungo la litoranea di contrada Spagnola, non si poteva non chiedere un giudizio sui provvedimenti annunciati dal governo Renzi per il mondo della scuola. ‘’La prima cosa interessante – dice Tullio De Mauro - è che il presidente del Consiglio ha detto: ‘Non chiamatela riforma. Prendete questi come una serie di provvedimenti passo dopo passo’. E questo fa simpatia. Questa dichiarazione mi pare importante. Dopo l’abrogazione improvvisa, discutibile a mio avviso, della riforma Berlinguer, che era una grande risistemazione dell’architettura e dei contenuti del sistema scolastico, tutti i ministri successivi, tranne me, che non ci ho pensato, hanno presentato i loro provvedimenti, giusti o sbagliati, ma molto parziali, sotto il titolo di riforma. Ma riforma vuol dire risistemazione complessiva e di questo nessuno ministro ha preso neanche lontanamente preso l’iniziativa. Renzi, invece, vuole prenderla e lo dichiara. Il termine riforma è una distorsione giornalistica e politica. Perché i giornalisti chiamano riforma qualsiasi provvedimento, più o meno stupido, di un ministro dell’Istruzione, perché per gli altri non vale questa legge, e i ministri ci stanno. Renzi si rende conto che la scuola è un organismo di enorme complessità e questo mi pare un passo avanti. Intervenire, data l’articolazione e il coinvolgimento di milioni e milioni di persone tra insegnanti, personale non docente, bambini, ragazzi e genitori, in un insieme di istituzioni molte diverse e segmentate. Affrontare questo blocco – continua - significa affrontare un blocco di questioni che costano e rimetterlo in ordine significa mettere mano al bilancio complessivo dello Stato. Come avviene in altri Paesi. In altri Paesi, quando davvero si impostano delle linee nuove di politica scolastica, se ci si fa caso, si vede che queste cose portano il nome e sono fatte sotto la responsabilità di capi di Stato e non di ministri della pubblica istruzione. Perché il ministro della pubblica istruzione può eseguire, ma spostare risorse da un settore all’altro del bilancio, perché di questo si tratta, coinvolge la politica. Questo va fatto con una motivazione, con un’idea, con un progetto, non solo di scuola, ma di società. Creare l’alternanza scuola-lavoro in tutte le secondarie? Questo sarebbe molto importante. Un piccolo passo Renzi lo fa per gli istituti tecnici. Ma bisognerebbe farlo per tutte le scuole superiori, ma questo costerebbe l’ira di Dio. Anche per la formazione degli insegnanti e il coinvolgimento delle imprese. Ci vuole, quindi, una motivazione forte che va spiegata a tutti gli aventi diritto. E ciò va spiegato in funzione di una visione che noi abbiamo, se ce l’abbiamo, di sviluppo complessivo e futuro della società. Tutto questo non lo può fare un semplice ministro, ma un capo di governo o dello Stato. Quindi, al massimo livello di responsabilità politica. Come avviene in Germania, in Francia o negli Usa. In quest’ultimo caso con cordate tra capo di Stato e opposizione. Renzi giustamente sottolinea il carattere modesto dei suoi interventi. Mi sembra, però, interessante che sia un presidente del Consiglio a prendere in mano l’iniziativa. Non avveniva dai tempi di Giolitti, che non faceva grandi annunci, ma faceva le cose. Senza trombe ideologiche, fece decollare la scuola elementare’’. Sul merito dei provvedimenti annunciati da Renzi, però, dice di non essere entusiasta. ‘’E non mi sembra – afferma il noto linguista - di cogliere entusiasmo in giro tra gli insegnanti e tra le persone che conoscono i problemi. Neanche sulla cosa più positiva nelle intenzioni: l’eliminazione della massa enorme di precari e la decisione di assumere insegnanti e non avere più tanti posti vuoti. Questo è molto difficile da realizzare. Costa parecchi miliardi di euro. Ci sono i fondi? Certo, se si tagliassero le spese militari, di cui non riusciamo a capire l’utilità, si potrebbe non solo assumere i precari, ma anche mettere veramente mano a una riforma complessiva della scuola. Ma su questo neppure un annuncio. E poi come stabilizzare i precari, con quali meccanismi? Bisognerebbe fare concorsi almeno ogni due anni.




  Antonio Pizzo
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Il bello violentato

Una lettera di Vito Rubino

A Rosa e Alfredo
Forse bisogna stare lontano dai luoghi in cui si è nati e si è vissuto tanto per ricordarsi delle radici. Fortunato poi chi nasce in luoghi splendidi (uso raramente questo aggettivo qualificativo, ma questa volta ci vuole). Capo Lilibeo con la perla della piccola laguna e l’arcipelago di Mozia e le Egadi da corona e l’altura di Rakalia, riposo degli uccelli migratori. E’ Marsala, immersa in pieno Canale di Sicilia. Uno spettacolo mozzafiato che potrebbe essere giustificato il non vederlo (perché lo vede quotidianamente) al marsalese che ci abita, ma lo è per il turista e per l’emigrante all’estero e a quello in Patria, il cui ricordo incessante dei suoi luoghi lo trascina, se può, a ritornare e finire i suoi giorni dove è nato.




  
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