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FONDATO DAL PROF. VITO RUBINO IL 12 LUGLIO 1896
PREMIATO NELLE ESPOSIZIONI DI ROMA, PALERMO, PARIGI, MARSALA
SETTIMANALE DI ATTUALITA' POLITICA, CULTURA, AGRICOLTURA, COOPERAZIONE, TURISMO, SPORT
ANNO 118 - NUMERO 1                                                                  MARSALA, 10 GENNAIO 2015



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Politica: Manovre e candidati in vista delle elezioni amministrative


E’ la sinistra a muovere per prima le pedine in vista delle prossime elezioni amministrative di primavera, quando i marsalesi saranno chiamati a eleggere il sindaco e a rinnovare il Consiglio comunale. E per scegliere il candidato alla poltrona di primo cittadino, il Pd ha deciso di andare alle primarie. L’appuntamento è per l’8 febbraio. Tre i nomi in corsa: il segretario cittadino del partito, Alberto Di Girolamo, l’ex consigliere provinciale Annamaria Angileri e il segretario provinciale della Cna, nonché vice presidente della Camera di commercio, Luigi Giacalone. Quest’ultimo, sostenuto dall’area Crocetta, in un primo momento sembrava escluso dalla possibilità di partecipare alle primarie in quanto Di Girolamo aveva messo in dubbio il possesso della tessera del partito. Ma così non era. “Semplicemente non si trovava la tessera – spiega uno degli esponenti della cordata che fa capo all’ex deputato regionale Antonio Parrinello – Luigi Giacalone già nel 1972 era tesserato del Pci”. Il caso, naturalmente, ha provocato frizioni con la componente di Di Girolamo, che tra l’altro ha più volte rimarcato la necessità di una rottura con l’esperienza del Pd con Giulia Adamo (tra i sostenitori di Giacalone ci sono due componenti della giunta capeggiata dalla Adamo: Antonio Vinci e Antonella Genna). “Cerco di rappresentare le imprese, gli artigiani, i professionisti, il mio mondo – afferma, intanto, Luigi Giacalone - l’amministrazione Adamo, grazie al Pd, ha fatto anche cose positive ed è per questo che tra i miei assessori, se sarò sindaco, ci sarà Antonio Vinci. E se dovessimo perdere le primarie, chiederemo di avere Vinci in giunta”. Di Girolamo, inoltre, teme che dietro vi sia una regia della Adamo e del presidente del Consiglio comunale, Enzo Sturiano (Articolo 4). Un’ipotesi che Giacalone, però, smentisce. “Ho parlato – spiega - solo con l'onorevole Ruggirello e mi confronterò con lui, sapendo che secondo noi il loro movimento deve fare parte della coalizione”. Cerca di rimanere fuori dalla polemica Annamaria Angileri. “Le primarie – dichiara - sono una festa. Da parte mia non sentirete mai una parola di attacco nei confronti degli altri candidati”. E prova a riportare serenità in seno al partito anche il deputato regionale Antonella Milazzo. “Esprimo – scrive in una nota - il mio plauso ad Alberto Di Girolamo, Annamaria Angileri e Luigi Giacalone. Ciascuno dei tre candidati, con la propria proposta politica, esprime una visione diversa di come amministrare la città, ma comunque in linea con i principi e i valori del Pd. Sono certa che da questo confronto democratico, che riporterà la buona politica al centro della vita cittadina, e attraverso l'integrazione delle tre proposte, verrà fuori un programma serio e concreto per amministrare Marsala nei prossimi cinque anni”.




  Antonio Pizzo
  (Segue...)





La corruzione di cui tanto si parla


È NECESSARIA UNA LOTTA SENZA FRONTIERE AGLI SCANDALI E CHE LA POLITICA CAMBI METODI E COMPORTAMENTI. GUARDARE AL NUOVO ANNO CON LA SPERANZA DI RITROVARE LA PERDUTA FIDUCIA


Angosciati dalla crisi più lunga del dopoguerra, ossessionati dalla crescente disoccupazione, impauriti dal terrorismo e dal crescente aumento della criminalità, disgustati dalla dilagante illegalità mai, come oggi, gli italiani guardano al nuovo anno con la speranza di ritrovare la perduta fiducia, un sentimento e un atteggiamento che appare decisivo nell’esistenza di ogni individuo e ancor più nella vita sociale di ogni comunità.
E’ proprio la fiducia il collante che può creare il legame sociale, mentre la sua mancanza genera stanchezza nei valori della democrazia, minandone la credibilità e aprendo pericolose brecce all’insorgere della barbarie e della violenza. Ma quali sono stati i fattori che hanno disgregato questa fiducia sociale che nel passato ci aveva dato la possibilità di una convivenza civile, capace di condividere una speranza comune? In primo luogo, tra i fattori decisivi, va annoverata l’illegalità diffusa che sta dilagando come una devastante epidemia e dalla quale nessun gruppo sociale e nessun potere è rimasto immune. Sembra che nel nostro Paese non vi siano lavori o opere pubbliche che non siano infettati dal cancro devastante della corruzione e questa illegalità macroscopica, quasi sempre impunita, ha fortemente minato il senso di sicurezza e il bisogno di protezione dei cittadini, creando in loro un pericoloso senso di sfiducia nella classe politica, ritenuta fortemente inaffidabile, e nelle stesse istituzioni di rappresentanza democratica.
In Sicilia, che purtroppo possiede la peggiore classe politica del Paese, la gravità della crisi ha prodotto effetti devastanti sul tessuto economico e sociale della regione: il tasso di disoccupazione nell’Isola, rilevato dall’Istat, ha superato il 34,8%, il più alto delle regioni italiane e dello stesso Mezzogiorno. La mancanza di lavoro ha fatto sì che da alcuni anni sia ripreso un costante flusso migratorio  quantificato in oltre 50 mila soggetti ogni anno, la maggioranza dei quali ha tra i 25 e i 40 anni di età e possiede una laurea o un diploma, una fuga di cervelli che impoverisce la nostra terra dei suoi migliori elementi. Al contempo continua a crescere il numero (392 mila) dei giovani che hanno abbandonato gli studi e non hanno né cercano un lavoro.
Un autentico disastro che lascia indifferente la politica regionale siciliana da Palazzo D’Orleans all’Assemblea, quest’ultima da oltre sei mesi è caratterizzata da un’assoluta paralisi che però diventa molto attiva solo per creare polemiche, rimpasti infiniti e  mantenere e difendere privilegi scandalosi e non più tollerabili. In tutta la seconda metà dello scorso anno nessuna delle tante necessarie riforme è stata approvata; sono solo otto le leggi andata a buon fine, quasi tutte per rimettere in sesto un bilancio pressocchè fallimentare e salvare una riforma delle Province molto confusa e pasticciata. Il triste risultato è che ogni legge è costata ai contribuenti siciliani 10 milioni di euro, considerando anche le spese dell’elefantiaca e costosa macchina dell’Assemblea regionale.




  Lorenzo Fertitta
  (Segue...)





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