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FONDATO DAL PROF. VITO RUBINO IL 12 LUGLIO 1896
PREMIATO NELLE ESPOSIZIONI DI ROMA, PALERMO, PARIGI, MARSALA
SETTIMANALE DI ATTUALITA' POLITICA, CULTURA, AGRICOLTURA, COOPERAZIONE, TURISMO, SPORT
ANNO 118 - NUMERO 13                                                                  MARSALA, 13 NOVEMBRE 2014



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Consegnati i nostri mari e la nostra terra ai petrolieri


Con l'approvazione in legge del decreto “Sblocca Italia” voluto da Renzi

Ma dopo cosa resterà del mare e dell'agricoltura in Sicilia? A quali devastazioni andremo incontro? Bisogna chiarire una volta per tutta, se si vuole seguire la strada della valorizzazione delle risorse dell'Isola, oppure se si vuole trasformare il nostro mare in una piattaforma industriale fortemente inquinante


Come era prevedibile e tanto temuto, con l’approvazione in legge del decreto “Sblocca Italia” si sono consegnati, quasi senza colpo ferire, i nostri mari e la nostra terra ai petrolieri. Si aprono, così, drammatici e pericolosi scenari nel Canale di Sicilia, dove le ricerche e le estrazioni si estenderanno in un’area di quasi 13 mila Kmq per un totale di 10 milioni di barili, trasformando la Sicilia in una colonia per le trivelle.
Oltre agli 8 pozzi, gasdotti e piattaforme del progetto “offshore Ibleo”, sono una ventina le autorizzazioni in via di concessione da parte del Ministero dell’Ambiente per altrettante operazioni di ricerca e di estrazione del petrolio al largo della costa che va da Marsala a Siracusa. Piattaforme petrolifere che verrebbero a trovarsi a poca distanza dalla riva e dalle aree protette e dalle riserve naturali della costa e per le quali non sono stati valutati i rischi di incendi nelle piattaforme, di frane del sottosuolo marino, di dispersione di petrolio in mare, eventi non prevedibili che potrebbero procurare un disastro ambientale senza precedenti nel Mediterraneo.
Il tanto contestato art.38 del decreto n.133/2014 stende letteralmente un tappeto rosso ai petrolieri per l’estrazione di idrocarburi nel territorio nazionale. In pratica, stando all’articolo del decreto, le procedure per prospezione, ricerca e coltivazione di gas e petrolio saranno molto semplificate e accelerate in quanto basterà una concessione unica; i poteri in materia di valutazione di impatto ambientale verranno accentrati dal Governo, mentre quelli delle Regioni saranno molto limitati. L’autorizzazione comprenderà una “dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi. Se per estrarre o trasportare gas e petrolio si dovranno cambiare gli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione avrà l’effetto di una variante urbanistica”.
Il calcolo costi-benefici dell’impatto economico, sociale e ambientale dell’operazione caldeggiata dal Ministero dello Sviluppo Economico è assolutamente perdente per il Paese. Per cercare di estrarre petrolio di bassa qualità che potrebbe coprire, valutate le riserve certe a terra e a mare, il fabbisogno nazionale per appena 13 mesi, c’è il rischio di incidenti e di un inquinamento che metterebbe seriamente a rischio aree di pregio naturalistico e paesaggistico, dove si svolgono fiorenti attività economiche legate ai settori della pesca, dell’agricoltura e del turismo.
Ma dopo il passaggio dei petrolieri, cosa resterà del mare e dell’agricoltura in Sicilia? A quali devastazioni andremo incontro? Una decisione che potremmo pagare per tantissimi anni a caro prezzo, perché, al primo incidente, le coste siciliane verrebbero devastate e il Mediterraneo, che è un mare chiuso, non avrebbe la capacità di rigenerarsi prima di molti secoli.
Purtroppo dobbiamo lamentare che, contro questa pericolosa forzatura dirigistica per le valutazioni ambientali imposta dal decreto “Sbocca Italia”, è mancata una mobilitazione generale da parte delle maggiori amministrazioni siciliane e dei cittadini i quali dovrebbero essere invece parte attiva in scelte così importanti che riguardano il loro territorio. Va riconosciuto che le associazioni ambientaliste, Greenpeace, Legambiente e WWF Italia, hanno lottato e continua a farlo con abnegazione per l’abrogazione dell’art.38, appellandosi alle Regioni, fortemente limitate nelle loro competenze ambientali, perché impugnino detto articolo davanti alla Corte Costituzionale per contrasto con quanto enunciato dall’art.117 della Costituzione. Infatti non va dimenticato che, in materia di attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi, chi amministra i territori, con il confronto tra i diversi enti e i cittadini, è l’unico che debba valutare pienamente le conseguenze ambientali e gli eventuali impatti che tali attività possono avere sull’economia dei territori coinvolti nei diversi settori produttivi e sull’ambiente.




  Lorenzo Fertitta
  (Segue...)





Antonio Ingroia “Seminatore di Speranza”


Nell'incontro avvenuto presso il Liceo Pascasino di Marsala

Una speranza che spinge all'ottimismo, contrapposta ad una realtà, emergente anche dal libro “Vent'anni contro” presentato nell'occasione, che fa propendere verso il pessimismo


Definirlo subito “seminatore di speranza” mi è venuto spontaneo. Perché? Per la delicatezza, il senso della misura, con cui Antonio Ingroia ha affrontato argomenti "forti" davanti ad una attenta platea formata prevalentemente da giovanissimi studenti in una affollata aula magna del Liceo Statale Pascasino di cui è dirigente la prof.ssa Anna Maria Angileri.
Lo spunto del ben organizzato incontro era la presentazione del libro – titolato “Vent'anni contro” – scritto dall'ex magistrato palermitano assieme a Giancarlo Caselli, capo della Procura della Repubblica di Torino. E l'interessante volume si può dire che ha fatto proprio soltanto da spunto alla prolusione incentrata dal dott. Ingroia su riflessioni relative alla evoluzione della sensibilità verso il fenomeno mafioso.
In particolare ha ricordato come sia finita col passare degli anni la tollerata spavalderia del capo mafia - considerato, nel dopoguerra (grazie anche ad una certa legittimazione…straniera) e nei paesi siciliani più o meno grandi, autorità quasi alla pari con sindaco, prete, maresciallo dei carabinieri e medico – vista l'attuale tendenza a non apparire affatto e a "mimetizzarsi" magari ricorrendo a sistemi sempre più sofisticati di prevaricazione.
Ingroia ha fatto appello ai ragazzi affinché le nuove generazioni combattano con crescente intensità tale fenomeno estremamente negativo, fino a sconfiggerlo, ricordando le parole di Giovanni Falcone: "La mafia non è affatto invincibile; è un fenomeno naturale e come tutti i fenomeni naturali ha un principio, una evoluzione e avrà anche una fine".
Così ha … seminato quella speranza che spinge all'ottimismo e tale suo stimolo è apprezzabilissimo, se non commovente tenendo conto delle amare esperienze vissute nella carriera di magistrato.
Purtroppo, però, la realtà crea una certa propensione verso il pessimismo. E' terrificante, in tal senso, quanto descrive Roberto Saviano nel suo ultimo libro “Zero, zero, zero” sul potere esercitato a livello mondiale dalle varie mafie internazionali che hanno collegamenti continui per i traffici di droga e il riciclaggio di ingenti quantità di denaro condizionanti sempre più pesantemente economia e politica di tanti Paesi.
L'Italia vi è coinvolta senza limiti… latitudinali, anche per via di una ottusa soluzione adottata a partire dalla seconda metà del secolo scorso, quella che istituì il soggiorno obbligato dei mafiosi al Nord, creando di fatto una situazione che in un lontano passato, quando un po’ tutti la inneggiavano, definivo "trapianto di gramigna in terreni vergini".




  Michele Pizzo
  (Segue...)





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