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FONDATO DAL PROF. VITO RUBINO IL 12 LUGLIO 1896
PREMIATO NELLE ESPOSIZIONI DI ROMA, PALERMO, PARIGI, MARSALA
SETTIMANALE DI ATTUALITA' POLITICA, CULTURA, AGRICOLTURA, COOPERAZIONE, TURISMO, SPORT
ANNO 123 - NUMERO 13                                                                  MARSALA, 8 Novembre 2019



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ARCHEOLOGIA È PASSIONE



“CARO SEBASTIANO, MOZIA E LA MISSIONE DELLA SAPIENZA TI SARANNO GRATI PER SEMPRE”

Un giorno d’inverno di tanti anni fa, ci incontrammo all’Istituto Archeologico Germanico insieme a Gabriele Rossoni, quando questo era ancora in un esempio d’architettura degli anni sessanta, molto germanico, in Via Sardegna a Roma. Per me fu una folgorazione: ci propose di scavare nuovamente a Mozia! Qualcuno che voleva quasi più di noi che la nostra Università tornasse a scavare a Mozia. Erano passati pochi mesi dalla scomparsa di Antonia Ciasca, ma erano dieci anni che nessun archeologo metteva piede sulla piccola isola dello Stagnone di Marsala, che fu scelta dai Fenici come il loro Approdo in Sicilia – questo, con molta probabilità, significa Motya. Ricordo il volto sorridente di Sebastiano e la grande concretezza che si intrecciava improvvisamente con picchi di scienza: le domande sul Mediterraneo antico profonde come il mare che portava sempre con sé. Uscimmo da quell’incontro pieni di speranza. “Venite subito! E venitemi a trovare in Soprintendenza a Trapani”. E così fu! Dopo neanche due mesi eravamo davanti alla Casa delle Missioni archeologiche a falciare l’erba o sommersi dalle grandi margherite gialle che in primavera ricoprono Mozia ad imporre, per la prima volta, una griglia topografica unitaria all’intera isola. Un giorno si presentò, armato del prototipo di un telefonino, dove non smetteva di tempestare e incoraggiare innumerevoli interlocutori, perché agissero oltre a parlare. “Sono venuto a vedere cosa combinano i Sapientoni”, questo il soprannome che ci affibbiò da allora, per la nostra affiliazione universitaria e – forse – per la stima scientifica che aveva verso l’Università dove si era formato. Senza però esagerare nel prendersi sul serio.




  Lorenzo Nigro*
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