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FONDATO DAL PROF. VITO RUBINO IL 12 LUGLIO 1896
PREMIATO NELLE ESPOSIZIONI DI ROMA, PALERMO, PARIGI, MARSALA
SETTIMANALE DI ATTUALITA' POLITICA, CULTURA, AGRICOLTURA, COOPERAZIONE, TURISMO, SPORT
ANNO 123 - NUMERO 15                                                                  MARSALA, 7 Dicembre 2019



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ALSO SPRACH LINDA LICARI

(Così parlò linda licari)

Il primo è che certa sinistra comincia ad avere gravi contenziosi con la libertà di espressione del pensiero. Dalla Commissione Segre (la cui legittimità è contestata anche dal filosofo Alain Finkielkraut, che con la Senatrice condivide l’esperienza familiare della Shoah) fino ad uno episodio accaduto a Peschiera Borromeo, quest’estate, dove una cittadina scrisse “amministrazione ridicola” e si ritrovò contattata dal Comandante dei Vigili Urbani che la invitava a scrivere una lettera di scuse alla Sindaca, ebbene: sembra tutto un mal sopportare la critica, il dissenso. Vabbé, poca roba. Che sarà mai.
Solo che l’intervento della Licari ha avuto un non so che di aspro, che lascia l’amaro in bocca. Innanzi tutto, l’incipit: “certi personaggi” . I personaggi, cara Consigliera, sono quelli delle commedie. Le donne e gli uomini hanno un nome e un cognome, e a questi si fa riferimento, se si ha il coraggio di accusare qualcuno. Coraggio che alla Consigliera è mancato – evidentemente – salvo poi compensare tale deficit con la prospettazione del “parlarne con il segretario”. Che in fondo è la versione istituzionale di “ora ciù rico a me matre”.
Il secondo aspetto, quello che suscita vero terrore, è la difficoltà della Consigliera Licari a leggere ed intepretare un testo scritto: fatto grave, perché gran parte del suo lavoro di consigliera consiste proprio nell’approvare testi scritti che, prima di essere - per l’appunto - approvati, devono almeno essere capiti. Eh sì, perché, vista la reazione, uno si aspettava – che so io – di trovarsi di fronte ad un manifesto di disobbedienza civile... io credevo che il Sig. Isacco fosse veramente la versione lilibetana di Gandhi. E invece? E invece niente: “un altro giorno passato senza il ritiro dell’organico, a fine mese l’ultima rata del pagamento del servizio. Da cittadino sono incazzato perché la base del commercio è dare-avere, ma forse a questo punto non aveva senso studiare”. Ora Linda Licari poteva benissimo obiettare che la prestazione tributaria non attiene alla materia del commercio propriamente detto, ma questo forse è pretendere troppo. Se avesse prestato più attenzione alle parole e al senso che ne scaturisce dalla sintassi, di certo si sarebbe evitata questa triste figura.
Il punto, però, è un’altro, e giace sulla totale mancanza di furbizia istituzionale. S’è vero che scopo del politico è anche quello di dare una risposta alle esigenze, allora forse è meglio stare più attenti alle critiche – che in fondo sono espressioni di un malessere cui occorre porre rimedio – piuttosto che ai complimenti. Ma, si sa, i “tutto va ben, madama la marchesa” sono sempre più rassicuranti per chi occupa una poltrona. Epperò, historia magistra vitae: anche un libro di terza media ci insegna che se i monarchi di Francia e Russia avessero snobbato meno le lamentele, probabilmente avrebbero conservato il regno. E la testa.

Riccardo Rubino
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