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FONDATO DAL PROF. VITO RUBINO IL 12 LUGLIO 1896
PREMIATO NELLE ESPOSIZIONI DI ROMA, PALERMO, PARIGI, MARSALA
SETTIMANALE DI ATTUALITA' POLITICA, CULTURA, AGRICOLTURA, COOPERAZIONE, TURISMO, SPORT
ANNO 114 - NUMERO 9                                                                    MARSALA, 31 LUGLIO 2010



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LA MEMORIA – Intervista a Vito Rubino


Il legame con la sua amatissima Marsala l’ha tenuto in tutti questi anni con il “suo” Vomere di cui è stimatissimo collaboratore, opinionista, autore di varie rubriche di cui l’ultima con lo pseudonimo di Bertoldo. Dal nonno Vito ha ereditato la passione per il giornalismo, l’adamantina onestà, la saggezza doti che fanno di lui un punto di riferimento per la nostra testata. Un guida, ma anche la memoria.
Tu hai vissuto durante il Fascismo anche se non l’hai visto nascere Che ricordi hai?

Sì, ho vissuto l’ ultima parte. Diciamo dalla nascita dell’Impero (avevo dieci anni) fino all’arresto di Mussolini nel luglio del 1943. Da noi non c’ è stata la guerra civile. Né la Repubblica di Salò con i nazisti, né la Resistenza. I marsalesi partigiani lo sono stati perché o erano militari e scelsero, nel disfacimento dell’Esercito abbandonato a sé stesso con i Reali e  il comando delle Forze Armate in fuga verso il territorio liberato dagli Alleati, di salire in montagna o sfollati come il mio compagno di scuola Manlio Chirco che, assieme al fratello, verrà fucilato nel bellunese.
Ciò che mi arrivava, lo percepivo dai discorsi che si facevano nella mia famiglia e mi è bastato per capire cos’era il Fascismo. Il Fascismo non nasce nel Meridione, ma è un “prodotto” del Nord. La sua culla è stata Milano con Mussolini e i Sansepolcristi. Nella pianura  padana, gli agrari pagavano i picchiatori (reduci della prima guerra mondiale e della pace mutilata, secondo il rutilante Gabriele D’ Annunzio, sbandati, piccoli borghesi insoddisfatti e innamorati dell’Uomo Forte) che distruggevano le sezioni del Partito socialista incendiavano le Camere del Lavoro e ammazzavano anche.
Da noi si sono verificati fatti eclatanti?
Non credo, come dicevo, il Fascismo non nasce nel Meridione e quindi, da noi, ha vissuto  di vita riflessa. Sorgono, sì, le sedi del Partito, s’indossano  sahariane   fez   stivali e annessi speroni. Tutto l’armamentario esteriore del Partito. Gli iscritti provenivano dagli stessi ceti del Nord. Il movimento socialista  era debole, non vi erano sedi da bruciare. Semmai si potevano fare retate da parte della polizia degli antifascisti quando veniva in visita qualcuno della Famiglia reale o qualche alto gerarca. Quando andavano via , si rimettevano fuori. Certo che gli antifascisti attivi, che tramavano venivano spediti al confino. Altri aspettavano che finisse “a nuttata”. Altri ancora, liberali,nella scelta personale, o si schieravano contro o collaboravano,iscrivendosi al Partito e assumendo cariche   Nelle nostre campagne poi a vigilare c’erano i campieri e la mafia.
Di recente, sono stati messi a disposizione gli atti dell’ Archivio Nazionale di Stato e vi figurano non pochi marsalesi (compreso il nonno Vito Rubino) sorvegliati dalla polizia crispina prima e dall’Ovra fascista, poi.
Come mai gente che si diceva liberale poteva iscriversi al Partito fascista?
Ripeto non tutti, non il Partito liberale, fecero questa scelta. Fu una scelta singola, della persona. Naturalmente, era il ceto cui apparteneva che la influenzava. Se erano agrari o industriali era più facile guardare ai propri interessi che non al bene comune,alla democrazia. Per loro, iscriversi al Partito fascista , non era prendere la” tessera del pane “, come per gli impiegati dello Stato. E non ci si venga a dire a posteriori, a Regime sconfitto e nel clima di revisionismo strumentale, che in fondo erano stati sempre liberali. Potevano essere stati uomini equilibrati, perbene, magari generosi, ma pur sempre fascisti e quindi responsabili della dittatura e del disastro in cui era stato gettato il paese per la partecipazione alla seconda guerra mondiale.


Rosa Rubino
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