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FONDATO DAL PROF. VITO RUBINO IL 12 LUGLIO 1896
PREMIATO NELLE ESPOSIZIONI DI ROMA, PALERMO, PARIGI, MARSALA
SETTIMANALE DI ATTUALITA' POLITICA, CULTURA, AGRICOLTURA, COOPERAZIONE, TURISMO, SPORT
ANNO 122 - NUMERO 11                                                                  MARSALA, 2 Agosto 2018



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Quando il Paese dei complotti irride il complottismo


Ma vabbé, l’opposizione deve pur fare il suo sporco lavoro; da qui gli strali contro la nuova nomina, vista davvero come cataclisma, posto che il PD e persino LeU hanno alzato le supplici braccia verso Berlusconi affinché il pericolo venga sventato.
Ma di quale pericolo parliamo? Marcello Foa, che non è stato svezzato da Eugenio Scalfari ma da Indro Montanelli (e questa è la prima colpa), viene dal Corriere del Ticino e ha più volte assunto posizioni sovraniste. Grave crimine ideologico, pensate.
E poi, peggio ancora, sarebbe un complottista. Mi alzo. Prendo il Vocabolario della Lingua Italiana, istituto Treccani. L’unico lemma presente è “complotto”. Devo rivolgermi ad internet dal quale evinco che il complottismo è la tendenza a interpretare ogni evento come congiura o parte di una congiura.
E’ chiaro che l’aggettivo denoti una deriva patologica, eppure adesso sta diventando un modo per screditare e irridere tutti quelli che cercando una soluzione alternativa alla verità ufficiale.
Ho visto in questi giorni intellettuali, opinionisti e giornali additare Marcello Foa come la nemesi del giornalismo sol perché ha dato chiavi di lettura diverse dei fenomeni, concludendo che no, questo signore non può essere Presidente della Rai perché crede ai fantasmi, alle sirene, ai protocolli dei Savi di Sionne, ai Vampiri. E lì sai che risate. Da strafottersi proprio.
Ma da ridere, signori, non c’è proprio nulla. Specie in questo Paese.
Noi siamo il paese che, come Regno, nasce grazie alle società segrete, cioè ai complotti, che nella fattispecie si chiamavano Carboneria e Giovine Italia. Noi siamo il Paese del Generale Corrao, Garibaldino per niente allineato, che ad un certo punto viene ucciso non si sa come né da chi. Correva il 1863.
Noi siamo il paese in cui si inabissa l’Ercole, battello che trasporta Ippolito Nievo, cassiere della Spedizione dei Mille. Con lui finiscono in mare documenti circa le spese dell’avventura risorgimentale.
Noi siamo il paese che ancora non s’è capito molto dello sbarco degli Alleati in Sicilia.
Però siamo anche il paese il cui primo vagito repubblicano è Portella delle Ginestre – prima strage di Stato – e dell’unica certezza che da essa è scaturita, cioè che Salvatore Giuliano è morto.
Siamo il paese dei morti ammazzati con il caffè alla stricnina.
Perché con un caffè muore Gaspare Pisciotta nel carcere dell’Ucciardone, ma anche Michele Sindona, sempre in carcere. Complotti? Boh!
Con strani incidenti muoiono Enrico Mattei e qualcuno viene pure suicidato come Roberto Calvi. Poi spariscono ragazzine dal Vaticano e alcuni Boss vengono tumulati dentro chiese al centro di Roma, chissà come chissà perché. Ma sarà sicuramente una fesseria da complottari.
Noi siamo il paese di Aldo Moro, il paese in cui un Presidente del Consiglio già Numero Uno dell’IRI, Romano Prodi, dice di aver ricevuto in suggestione dagli spiriti (sì, gli spiriti, quelli dei film dell’orrore) il nome GRADOLI. “Cinamo americano!” commenterebbero gli anziani.
Noi siamo il paese di Piazza Fontana, il paese di Piazza della Loggia, il Paese dell’Italicus, della stazione di Bologna. Il paese del Rapido 904 e di via dei Gergofili.
Noi siamo il paese in cui si susseguono una teoria di Piani, da quello Solo ad quello di Edgardo Sogno. Siamo il paese in cui i Forestali organizzano una scampagnata nei gangli del sistema istituzionale italiano salvo poi dire “abbiamo scherzato” e tutti a casa. Siamo il paese in cui un tale organizza un circolo ricreativo chiamato P2.
Siamo il paese di Mino Pecorelli.
Siamo il paese in cui un signore, sembra terrorista, entra nel Caveau del Palazzo di Giustizia di Roma – presidiato, ça va sans dire, da forze di polizia niente male – e si porta via chissà quali documenti senza colpo ferire. Un’altra fantasticheria complottara.
Siamo il paese che a mala pena riesce a fare i conti con i cieli di Ustica.
E, infine, come ciliegina sulla torta, siamo il paese che riconosce con una recente sentenza come, grazie al fumo e alla polvere di Via D’Amelio, si sia consumato uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana.
Noi la congiura ce l’abbiamo scritta nel genoma e il complotto l’abbiamo eretto a sistema. Sai che ridere, questi complottisti. Tutti delle macchiette.



P.S.: C’è complottismo e complottismo. Credere alle scie chimiche o alle sirene è da commedia. Ritenere vi possa essere uno scollamento tra verità materiale e verità ufficiale è senso critico. Senza complottismo non esisterebbero molte indagini giudiziarie. Senza complottismo non avremmo scoperto cosa è successo al Watergate Hotel.

Riccardo Rubino
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