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FONDATO DAL PROF. VITO RUBINO IL 12 LUGLIO 1896
PREMIATO NELLE ESPOSIZIONI DI ROMA, PALERMO, PARIGI, MARSALA
SETTIMANALE DI ATTUALITA' POLITICA, CULTURA, AGRICOLTURA, COOPERAZIONE, TURISMO, SPORT
ANNO 122 - NUMERO 4                                                                  MARSALA, 30 MARZO 2019



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I tafani della società



Allora succede che novanta cittadini marsalesi, spinti da un potentissimo afflato civico, firmano una lettera aperta con la quale si associano alla richiesta di dimissioni avanzata dal Consigliere Daniele Nuccio nei confronti di Sturiano.
Sulla base di cosa? Ve lo dico subito: ci sono voti e voti, alcuni profumano e altri no. Sturiano è il depositario di alcuni di questi voti (ma ne siamo poi così sicuri?), è amico di Ruggirello, dunque deve dimettersi. Le mille e passa persone che l’hanno votato – degne di ogni rispetto – magari non saranno d’accordo, ma attenzione! La Società Civile, quella degli Optimates lilibetani, ha sottoscritto una lettera aperta dove – fermi tutti! – una lettera aperta con la quale ripudiano anche la Mafia. Capito? Marsala “ripudia la Mafia”. Bastava aggiungere anche che non esistono più le mezze stagioni, che l’importante non è vincere ma partecipare, che Sean Connery è più bello da vecchio, che quando hai sete l’acqua è la migliore cosa e avevamo completato la Wunderkammer della Banalità.
A questo punto arriva la stampa, il cui compito è allungare il pensiero breve, quello che risponde ad una logica binaria, ed eccepisce: “ma se la colpa di Sturiano è quella di aver usufruito dei voti di Ruggirello, perché allora non rimproverare anche il Sindaco (i cui voti ruggirelliani furono essenziali per la vittoria), e l’attuale assessore alla pubblica istruzione, anche lei beneficiaria del “demoniaco” Paolo, in occasione delle scorse politiche? E se Daniele Nuccio, il consigliere che ha sollevato la questione, aveva tante riserve nei confronti di Sturiano (e del suo amico Ruggirello) perché non ha avuto scrupoli a remare, con lui e Ruggirello, verso l’elezione dello stesso candidato sindaco? Questo per dire che è almeno inopportuno essere protestanti con gli altri (rimproverando loro il “Peccato”) e cattolicissimi con gli amici (distinguendo i peccati “veniali” da quelli “mortali”).
Apriti cielo. Repliche, controrepliche, interventi su Facebook, commenti. Tra i tanti, anche il rimprovero di non condurre un giornalismo serio. Perché, si sa, il giornalismo serio è quello che dà addosso ai brutti, sporchi e cattivi. Mentre i buoni no, i buoni non si toccano nemmeno con un fiore. Come Travaglio, per esempio. Travaglio – dato che è stato addirittura azzardato questo paragone – che se dava addosso a Berlusconi era un eroe dell’informazione. Quando però ha cominciato a scrivere sulle magagne degli “amici”, allora ha cominciato a fare schifo.
La stampa non deve “piacere”: per quello c’è già la pornografia. La stampa deve rompere ciò che è il pensiero comune, sicché i cervelli siano sempre all’opera nel chiedersi “perché?”.
E ci dispiace se questo può dar fastidio, ma sta nell’ordine naturale delle cose che l’allenamento sia sempre un po’ noioso. E tuttavia è questo continuo rimuginare, triturare i concetti – addirittura ruminarli! – a tenere alta la guardia di una cittadinanza.
Piuttosto, è l’ipocrisia a tagliare le vibrisse alla società, e ciò perché disaffeziona la gente, la spossa. Sentire parlare di Mafia, di Società Civile, di Politica Pulita senza tuttavia avere qualcosa in concreto da dire, significa castrare la potenza delle idee cui si fa appello. E il risultato si vede! Si vede perché appena si parla di antimafia, la gente alza gli occhi al cielo e passa avanti. Passa oltre rispetto politica che è pulita solo quando a far politica sono le solite vestali. Passa oltre rispetto agli intellettuali che si indignano solo quando conviene. E allora voi capite che la gente si rompe e se ne frega perché in cuor suo pensa “tutti una cosa sono…!”.
Solo che questa stanchezza prepara la strada all’indifferenza e l’indifferenza prepara la strada a fenomeni assai più gravi.
Eppure, in direzione ostinata e contraria, noi de Il Vomere e i quattro illusi rimasti (Giacomo Di Girolamo, Rossana Titone, Alberto Di Paola...), ognuno con le proprie idee, continuiamo a fare i tafani della società.


Riccardo Rubino
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