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FONDATO DAL PROF. VITO RUBINO IL 12 LUGLIO 1896
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SETTIMANALE DI ATTUALITA' POLITICA, CULTURA, AGRICOLTURA, COOPERAZIONE, TURISMO, SPORT
ANNO 121 - NUMERO 8                                                                  MARSALA, 31 Maggio 2018



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Una botta da 3 milioni di euro


Nel tentativo di ribaltare il verdetto, ma non ha avuto fortuna. Nella prima causa a rappresentare il Comune è stato l’avvocato Sergio Sanfilippo, nella seconda invece Corrado Di Girolamo. Il risultato, però, non è cambiato. A rappresentare i proprietari (famiglie Bonafede e Morsello) è stato, invece, Gaetano Marano. Adesso, la sentenza non è soltanto definitiva, ma anche immediatamente esecutiva. Il Comune, quindi, deve pagare subito (entro 120 giorni dalla data di notifica della sentenza arrivata al Comune il 30 aprile 2018). A meno che i proprietari non decidano di concedere al Comune una rateizzazione. Magari triennale. In caso contrario, c’è già chi ipotizza una sorta di default per l’ente pubblico. O comunque grosse difficoltà di manovra per mancanza di fondi. Il progetto per la realizzazione della nuova area artigianale (che probabilmente non era proprio così necessaria, visto che nonostante la notevole riduzione del costo delle aree continua ad essere semideserta) risale al 2005. La variante al Piano comprensoriale è del 21 dicembre 2005 e ad approvarla fu il commissario straordinario Angelo Greco, che subentrò al Consiglio Comunale dimessosi in seguito ad inchieste giudiziarie. L'opera fu voluta dalla giunta Galfano. Il decreto di esproprio è, invece, del gennaio 2008. Il tecnico comunale che si è occupato dell’iter burocratico dell’infrastruttura è stato l'ing. Gianfranco D’Orazio.
Il costo dell’opera, compreso quello di esproprio sancito dalla Cassazione, è di oltre sette milioni di euro. Non è chiaro, però, se qualcuno avesse ben considerato che la legge sugli espropri prevede che i terreni devono essere pagati per il loro valore commerciale. Anche se i ben pagati burocrati comunali avrebbero dovuto saperlo. A realizzare l’infrastruttura (appalto aggiudicato durante l’amministrazione Carini) è stata l’impresa “Attilio Grassi” di Catania, capofila di un’Ati che si aggiudicò la gara d’appalto con un ribasso del 7,32% su una base d’asta di 2 milioni e 644 mila euro. Ma la spesa complessiva fu di oltre quattro milioni. Ai 3 milioni erogati dalla Regione, il Comune aggiunse, infatti, un milione di euro. Alla fine, insomma, a guadagnarci sono stati i proprietari dell’area, l’impresa che ha realizzato i lavori e i tecnici comunali, l’ingegner Gianfranco D’Orazio in testa, che hanno avuto 50 mila euro di incentivi.
È molto probabile che le carte finiranno alla Corte dei Conti che dovrà stabilire se qualcuno dovrà risarcire le pubbliche casse.


Antonio Pizzo
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