Da anni il Vomere con perseveranza ha inseguito il sogno di far diventare Patrimonio dell’Umanità Mozia e lo Stagnone, luoghi unici per colori e bellezze con l’obiettivo non solo di valorizzarli, tutelarli e preservarli ma di creare un solido equilibrio fra l’uomo e la natura
di Lorenzo Fertitta
Nella laguna dello Stagnone sorge l’isola di Mozia ricca di storia, cultura e archeologia. Ventotto secoli fa (nel settimo secolo A.C.) il popolo dei Fenici provenienti dal Libano, vi si insediò e ben presto l’insediamento divenne una città ricca e popolosa, costituendo però una spina nel fianco della Sicilia greca. Nel 397 a.C. l’armata siracusana di Dionisio la distrusse e fece strage della popolazione, i pochi superstiti, sfuggiti al massacro fondarono Lilibeo, l’odierna Marsala.

Oggi l’isola è avvolta nel silenzio e nel mistero “una Pompei nella storia punica” come la definì l’archeologo Vincenzo Tusa che ebbe un ruolo molto importante nella scoperta dei suoi tesori. Sbarcati nell’isola si va per sentieri tra agavi, gerani e rigogliosi vitigni alla scoperta di questo mondo remoto e suggestivo e il visitatore, anche più distratto, non può non pensare che i maestosi pini e i nodosi ulivi affondano le radici nella città sepolta.
Un luogo solitario adesso nel quale più di 20 secoli fa vivevano tre o quattro mila persone, dedite ai traffici e al commercio che ben presto la resero Mozia operosa ed opulenta. Lo storico Diodoro Siculo racconta che Mozia era ricca di magnifici e splendidi edifici.
Mozia per più di 2000 anni fu abbandonata e quasi dimenticata, nel secolo scorso Giuseppe Whitaker l’acquistò interamente perché, appassionato di archeologia capì l’immenso tesoro del sottosuolo dell’isola e, con il suo appassionato e intenso lavoro di ricerca, portò Mozia nel mondo della cultura archeologica mondiale. Istituì un museo dove allocò tutto l’immenso materiale trovato, centinaia di reperti di eccezionale importanza che raccontano la storia e l’altissimo livello culturale di quel grande popolo dell’antichità.
L’importanza dell’Isola è data dal fatto che l’isola nei secoli, al contrario di altri siti, non ha subito alcuna superfetazione, infatti l’abbandono dell’isola ha fatto sì che nessuna costruzione sia stata aggiunta a quelle preesistenti modificandole o addirittura distruggendole. Ciò significa che a Mozia c’è ancora molto da scoprire, gli scavi hanno fatto riemergere appena il venti per cento dell’intera isola e l’abitato è ancora quasi del tutto sepolto. Ovunque si scavi viene fuori qualcosa di straordinaria bellezza, anni fa fu scoperto il giovinetto di Mozia conservato nel locale museo, il volto in terracotta della dea Astarte/Afrodite e più recentemente a riemergere dal passato è stata una statua greca in marmo, una dea in posa incedente abbigliata con chitone di straordinaria fattura pur se priva di testa e tronco.
Nel 2006 fu presentata la candidatura di Mozia e Lilibeo a patrimonio mondiale dell’Unesco puntando sul possesso dei requisiti III, IV e VI e cioè di essere di una testimonianza unica di una civiltà passata; una tipologia costruttiva o paesaggistica che rappresenti una tappa significativa nella storia dell’Umanità ed essere associata a tradizioni viventi ed opere di valore universale. Purtroppo però l’operazione non andò a buon fine.
Da anni il Vomere con perseveranza ha inseguito il sogno di far diventare Patrimonio dell’Umanità Mozia e lo Stagnone, luoghi unici per colori e bellezze con l’obiettivo non solo di valorizzarli, tutelarli e preservarli ma di creare un solido equilibrio fra l’uomo e la natura.
Il nostro periodico in questi ultimi anni si è fatto promotore di tante iniziative che hanno acceso l’interesse su Mozia e sulla laguna dello Stagnone. E’ stata infatti pubblicata, dopo il successo della prima edizione, la seconda monografia dal titolo “Lo Stagnone di Marsala e Mozia Patrimonio unico per una economia sostenibile” edito dal Vomere e curata dal Prof. Baldo Rallo. Una risposta ai tanti segnali di allarme che giungono da studiosi, scienziati e associazioni ambientaliste per risolvere i quali è urgente trovare un giusto equilibrio tra tutela dell’ambiente e sviluppo economico delle varie attività che si esercitano in tali luoghi.

Nel mese di giugno è stata organizzata la seconda edizione del Premio Mozia, organizzato dal Vomere e dalla Strada del vino di Marsala e che ha avuto come presidente della giuria Gianni Letta.
Nel corso della manifestazione, che ha avuto un notevole eco in tutta Italia e che è stata anche trasmessa dai Tg nazionali, ripresa interamente su Rai 3 e su Rai Play, sono stati premiati i più importanti esponenti del giornalismo, della letteratura, dell’archeologia, della ricerca e della medicina.
Un inaspettato servizio del Tg 3 Sicilia del 21 ottobre ha dato speranza che qualcosa finalmente dopo 20 anni di attesa si stia muovendo per il riconoscimento Unesco di Mozia. Il sindaco di Marsala Massimo Grillo, in una breve intervista nel corso del programma, ha detto che dallo scorso anno si sta lavorando per raggiungere tale risultato ed ha assicurato che in collaborazione con il ministero della Cultura promuoverà nuovamente la richiesta di trasferire Mozia dalla “tentative lists” dove staziona da 20 anni in attesa del tanto auspicato inserimento nella lista dei beni Unesco patrimonio dell’Umanità.
La speranza che anche questa volta l’iniziativa non finisca in fumo e si areni miseramente come tante volte in passato. C’è da dire che anche il percorso per Mozia e Lilibeo non sarà facile né priva di ostacoli, ultimamente l’Unesco ha guardato con sospetto la Sicilia, per i suoi beni Unesco che non vengono trattati per come si dovrebbe ed ha rilevato che vi sono troppe situazioni di degrado che circondano i siti. In provincia di Trapani, l’unica a non aver un sito Unesco, vi sono altri luoghi che da anni provano a candidarsi nell’ambita lista Unesco. Tra questi c’à l’area archeologica di Selinunte e Segesta che hanno già ricevuto l’appoggio di diversi Comuni del territorio.
