Corsi e ricorsi. Dopo il buio, la luce, come all’uscita da un tunnel

Corsi e ricorsi. Dopo il buio, la luce, come all’uscita da un  tunnel


Quello che sto per scrivere non sarà creduto dai giovani ,
ma risveglierà ricordi dolorosi e indelebili in chi ha
vissuto gli anni della dittatura, dell’ultima guerra e del
primo dopoguerra. Il periodo che va dal 1924 al 1950
andrebbe cancellato dalla storia del nostro Paese perché è
stato un periodo, di sofferenze, disagi, lutto e …fame.
L’autarchia prima e la guerra poi privarono gli Italiani di
qualsiasi benessere, li affamarono , li avvilirono , li
mortificarono . Durante la guerra il cibo era razionato e di
pessima qualità. L’unico cibo decente era quello che si
poteva comprare “ a mercato nero “ , ma non tutti
potevano disporre del denaro che ci voleva per comprare
di contrabbando i generi alimentari di prima necessità :
pane, pasta, olio, zucchero, sale, caffè, carne, verdure .
Tutto veniva distribuito nei negozi e nelle botteghe
autorizzate, tutto era razionato e la razione veniva stabilita
in base all’età e al sesso, per poter ritirare la modesta
razione ci voleva la tessera .

Le donne di casa, perché solo
quelle, durante la guerra, erano rimaste a curare e
sostenere vecchi e bambini – gli uomini erano stati
mandati a combattere una guerra che sarebbe stato un
disastro – si ingegnavano di sopperire al meglio alla
mancanza di cibo .

Le donne, le grandi donne che sono
state le nostre mamme e le nostre nonne, sostituirono il
pane bianco con quello di segale che diventava duro e non
più mangiabile dopo un giorno dalla cottura ; il caffè lo
preparavano con l’orzo tostato e macinato nel macinino
del caffè ancora impregnato del buon odore di tanto tempo
prima, quando vi si macinava il vero caffè ; la pasta la
cuocevano con l’acqua di mare, ricca di sale e che non
costava, per risparmiare il sale onde condire altri cibi quali
per esempio le verdure selvatiche che non sapevano di
alcun che e di cui si fece largo uso in quel periodo perché
non costavano se non il tempo che ci voleva per andarle a
raccogliere .

Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese,

L’olio, che aveva un costo troppo elevato,
spesso veniva sostituito dallo strutto e dal lardo, molti cibi
venivano mangiati senza olio ; “ u maccu” , le lenticchie, i
fagioli si facevano cuocere con un pezzettino di lardo
messo dentro il tegame e il gioco era fatto . Altro che dieta
e tutto pesato, come si fa oggi per dimagrire: quegli onesti

cittadini italiani di allora fecero una dieta forzata con il
cibo pesato non per una questione di estetica , ma per una
questione di razionamento . Altro capitolo è quello
dell’abbigliamento . Non si trovavano stoffe, le fabbriche
avevano chiuso battenti per mancanza di operai e di
materia prima, molte erano state convertite , producevano
armi; i negozi di tessuti erano stati chiusi per mancanza
del materiale da vendere e allora si fece di necessità virtù e
si cominciò a rivoltare tutto ciò che si poteva e non fu raro
nel dopoguerra vedere un taschino della giacca da uomo a
destra e non a sinistra. Le donne , quelle benedette donne
industriose , dal momento che mancavano i filati di lana ,
disfacevano vecchi maglioni e li riconfezionavano con i
ferri o con l’uncinetto , toglievano pezzi di filato rovinato
e il capo, diventato più piccolo di misura, veniva
adoperato per vestire i bambini . Le scarpe dei bambini
venivano rinforzate nella punta con i “ ferruzzi” perché
non si consumassero nel camminare e nel giocare al
pallone ( i bambini di allora per fortuna giocavano al
pallone , nelle strade,nei cortili): le scarpe degli adulti si
risuolavano e siccome le suole si consumavano di più
nella parte anteriore , si risuolavano con la “ mezza suola”
che arrivava all’attaccatura del tacco; le scarpe delle
donne, se non avevano la suola rovinata e bucata, si
riciclavano, applicando una tomaia realizzata con stoffa o
con un lavoro ad uncinetto a cui si applicava del cartone e
infine una fodera . Per i lavori in campagna si usavano
stivali di “ vacchetta” e zoccoli che si consumavano meno
perché erano più resistenti . Poi a poco a poco , si tornò
alla normalità e in seguito ci furono gli anni del boom
economico, iniziò l’era del consumismo e dal “non buttar
niente” si passò allo “ buttar tutto” e questo abbiamo fatto
fino a poco tempo fa . Avevamo dimenticato quanta
sofferenza avevano dovuto patire coloro i quali ci hanno
“regalato” non solo la libertà , ma anche il benessere che
noi non abbiamo saputo apprezzare e gestire. Oggi il
Corona virus ci sta riportando indietro nel tempo, ci sta
mostrando che nulla è “per sempre”. Gli Italiani , oggi non
stanno facendo la fame perché mancano i generi di prima
necessità , ma perché manca il lavoro e di conseguenza il
denaro. I giovani non vogliono rinunciare all’aperitivo,
alla “movida”, all’assembramento , al ballo in discoteca ,
hanno quasi trenta anni e non si rendono conto che i loro
bisnonni, almeno molti, perdettero la vita nel corso di una

guerra-la Grande Guerra- quella che furono chiamati a
combattere quando erano giovanissimi e nel corso della
quale molti perdettero la vita, altri tornarono mutilati nel
corpo e altri distrutti nel cuore e nella mente . Dovettero
rinunciare a tutto quei giovani chiamati a combattere, ma
diventarono uomini. Oggi nessuno chiama alle armi, ci si
dice solo di essere prudenti, cauti, di volerci e volere un
po’ di bene anche agli altri. Non ci sta bene, vogliamo
essere liberi di vivere come vogliamo, anche da
incoscienti, ma di essere lasciati liberi di decidere. Come
possiamo pensare di poterci divertire, ubriacarci, “fare le
ore piccole”, quando intorno a noi c’è solo disperazione,
dolore, povertà, privazione, morte. La libertà è una gran
bella cosa, ma noi tutti dobbiamo capire, prima, cosa è la
libertà e cosa è l’egoismo. Stiamo combattendo una
guerra senza armi , una guerra contro un virus che non
lancia bombe ma che infetta, fa star male, talvolta – anche
troppo spesso- distrugge e annienta coloro che colpisce e
allora ricordiamoci di quei meravigliosi versi di Salvatore
Quasimodo :
E come potevamo noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore
….
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento”.
Riflettiamo sul fatto che le pandemie sono come le guerre
e i terremoti : le ansie, le condizioni e i dubbi sono gli
stessi . Il piede straniero sopra il nostro cuore adesso l’ha
messo il Covid, nostro nemico, e noi dobbiamo prendere
atto che è necessario appendere “alle fronde dei salici” i
nostri desideri, le frenesie, la nostra voglia di ballare,
cantare, divertirci, per riprendere in mano la nostra vita e
viverla come meglio ci aggrada, solo quando avremo
sconfitto questo nemico che non si lascia vedere ma che
colpisce, e può colpire, impunemente tutti. Non possiamo
giocare con la nostra vita e con quella degli altri.
Fermiamoci un poco e la vita riprenderà come hanno
saputo farla riprendere e ripresa i nostri avi .
( Francesca La Grutta )