L’Unità Operativa di Medicina Nucleare e Centro PET/CT presso l’ospedale “Sant’Antonio Abate” di Trapani è ritenuta un’eccellenza al servizio dell’utenza sanitaria dell’intera provincia. Un presidio unico nel suo genere sul territorio, chiamato ad assistere un bacino vasto e complesso che conta circa 450.000 abitanti. Sotto la guida del dottor Giuseppe Garraffa, l’Unità Operativa è considerata una risorsa vitale per questa comunità. I numeri parlano chiaro: oltre 1.400 prestazioni diagnostiche all’anno. Ma dietro le cifre si cela il vero valore di un reparto che ha saputo coniugare tecnologia all’avanguardia e un team specializzato quanto sensibile verso chi soffre. Un reparto che lavora anche nei giorni festivi per ridurre le liste d’attesa: uno stacanovismo fuori dal comune, guidato dalla consapevolezza del proprio ruolo nella filiera della cura.Sotto la guida del dottor Garraffa, specialista in medicina nucleare e radiologia, la struttura è diventata un punto di riferimento non solo per l’oncologia, ma anche per ambiti delicati come la neurologia, la reumatologia, la cardiologia, l’ortopedia e l’endocrino-metabolismo. L’impiego dei più moderni radiofarmaci disponibili a livello mondiale – tra cui il 18F-FDG, la 18F-Fluorocolina, il 18F-PSMA e il 18F-Flutemetamol – permette oggi di compiere passi da gigante nella lotta contro patologie che, fino a pochi decenni fa, restavano avvolte nell’ombra o venivano identificate quando ormai il margine d’azione era ridotto ai minimi termini. La prevenzione e la diagnostica moderna hanno cambiato radicalmente le regole del gioco. Oggi l’Unità Operativa di Trapani è in grado di individuare precocemente la malignità di una lesione sospetta, diagnosticare una recidiva tumorale o una progressione di malattia con precisione millimetrica, e localizzare con accuratezza ghiandole paratiroidee iperfunzionanti nei pazienti affetti da iperparatiroidismo, offrendo così la possibilità di interventi chirurgici mirati e meno invasivi.Il segreto di questo successo risiede in quello che viene definito il “metodo Garraffa”: una filosofia gestionale dove il rigore scientifico incontra la motivazione profonda. Il Direttore ha saputo plasmare un team in cui ogni professionista – medici, personale tecnico e infermieristico – non si sente un semplice ingranaggio, ma un attore protagonista della filiera della cura. Una dedizione palpabile, alimentata dall’ingresso recente di due nuove dirigenti mediche, Maria Licari e Marina Scarpuzza, entrambe vincitrici di un concorso pubblico e assunte a tempo pieno e indeterminato. La collaborazione con i Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM) garantisce una visione d’insieme del paziente, accolto con una grazia e un’attenzione relazionale che vanno ben oltre il dovere professionale. E in un’epoca in cui si discute molto del ruolo dell’intelligenza artificiale in medicina, qui si scelgono consapevolmente strade diverse: il team lavora in piena autonomia, senza alcuna influenza da parte di algoritmi, pur guardando con interesse al futuro supporto che queste tecnologie potranno offrire.In un panorama sanitario spesso afflitto da lunghe attese, l’Unità di Trapani risponde con i fatti e con l’entusiasmo. La domanda è elevatissima, con pazienti che giungono anche dalle province limitrofe – Palermo, Agrigento – e, sebbene più raramente, persino da fuori regione, attratti dalla qualità del servizio. La reazione del team è stata esemplare: l’organizzazione di sedute aggiuntive per gli esami PET, nata da una partecipazione “sentita” e attiva di tutto il personale, ha già prodotto risultati tangibili nella riduzione delle liste d’attesa. È la dimostrazione che, quando la competenza medica si sposa con una leadership illuminata e una profonda umanità, la sanità pubblica può davvero fare la differenza, restituendo tempo e speranza a chi ne ha più bisogno.Alberto Di Paoladidascalia foto: Da sin.: Bruno Guzzardi, Mariella Corselli, Giuseppe Agate, Anna Grammatico, Antonino Prestigiacomo, Maria Luisa De Luca, Maria Licari, Giuseppe Garraffa, Maria Alagna e Marina Scarpuzza.
Alberto Di Paola

