La scomparsa improvvisa di Maria Rita Parsi ha lasciato tutti sgomenti ed increduli, perché la sua energia e passione per la vita sembravano renderla lontanissima da ogni idea di termine, anche solo transitorio o terreno. Colpisce che moltissime persone comuni conservino di lei un ricordo personale, se non intimo, perché Maria Rita Parsi aveva la capacità di entrare naturalmente nel cuore di chiunque la avvicinasse, anche solo per rivolgerle una domanda alla fine di una conferenza. La sua straordinaria professionalità si accompagnava ad una passione bruciante e febbrile che aveva trasformato in missione, perché lei voleva prestare il suo aiuto al maggior numero possibile di individui e questo la portava ad una dedizione assoluta agli altri, tutti ugualmente importanti, a prescindere dalla loro notorietà. Ricordo di aver conosciuto la Prof.ssa Maria Rita Parsi alla presentazione di un suo libro che lei fece d’estate al Monte Terminillo, grazie all’inesausta attività dell’editore Lucarini. La seguivo da tempo, ma non avevo avuto ancora l’occasione di avvicinarla e quando arrivai nella sala conferenze dell’albergo, con due minuti di ritardo, lei aveva già conquistato la platea con una familiarità che mi colpì all’istante. Alla fine della conferenza le rivolsi molte domande e lei, dopo avermi chiesto come mi chiamassi, mi invitò a sedere al tavolo dei relatori. Prima di salutarci mi chiese il numero di telefono, ma io ero talmente sorpresa dalla sua incredibile affabilità che persi l’attimo, quell’attimo in cui la Prof.ssa Parsi venne letteralmente circondata da decine di persone che nel frattempo si erano precipitate verso il tavolo per stringerle la mano, per metterla al corrente in qualche modo del loro affetto, per comunicarle quella gratitudine profonda e indicibile che nasce solo verso chi ha risollevato la tua vita dal precipizio, anche da lontano, anche con una telefonata, anche con una mail. Mi misi allora in fila anch’io perché il libro che lei presentava quel pomeriggio era “Noi siamo bellissimi” (edito da Mondadori), con un sottotitolo ancora più splendido del titolo, “Elogio della vecchiaia adolescente”, un testo in cui, dopo una vita dedicata ai bambini e alla loro difesa, Maria Rita Parsi si occupava per la prima volta degli anziani. Volevo regalarlo a mio padre a cui sono legata da un amore profondo e glielo dissi di corsa, chiedendole una dedica, perché non volevo togliere spazio o tempo alle decine di altre persone che erano in fila con me. Lei mi guardò, mi regalò uno dei suoi meravigliosi sorrisi, e si mise immediatamente a scrivere dopo avermi chiesto il nome di mio padre. Ho ora davanti agli occhi, fra le lacrime, quel libro con le sue parole decise e sicure scritte quel giorno: “A Giorgio, da Federica passando, con affetto, per Maria Rita Parsi”. La rividi poi diverse altre volte perché la Prof.ssa Parsi (“chiamami Maria Rita” – rimproverava tutti), fu tra i vincitori del Premio Internazionale Mozia nel 2024 a Marsala e si innamorò perdutamente di quest’isola in cui tornava ogni estate, essendo divenuta presto, membro del Comitato scientifico di quella prestigiosa manifestazione presieduta da Gianni Letta. La ricordo in una dolcissima sera di giugno a Marsala, in un ristorante affacciato sul mare, mentre sedevo accanto a lei con mia figlia Margherita, a cui volle bene in un istante perché la Prof.ssa Parsi amava immediatamente e innatamente i bambini come fossero tutti suoi figli. Parlava con noi e sembrava che ci conoscessimo da una vita intera, anche se avevamo avuto il privilegio di avvicinarla solo da pochissimo tempo. Si preoccupava della nostra felicità, ci dava consigli, ci sorrideva mentre il suo cellulare continuava a squillare senza sosta perché decine e decine di persone la cercavano ad ogni ora, sapendo che lei avrebbe risposto comunque e dovunque. Ed è così che continueremo a ricordarla per sempre, protesa verso gli altri, pronta alla dedizione, entusiasta della vita di cui conosceva ogni ombra e proprio per questo determinata ad indicarne ogni luce, instancabile e sorridente, ancora al lavoro. Nella luce.
Federica Sbrana
