di Alberto Di Paola
C’è una neve diversa, quest’anno, a Marsala. Non scende dal cielo per imbiancare le vie e portare l’allegria tiepida delle feste. Quella che pesa sulle vite qui è una polvere bianca, sottile e letale: la cocaina. Non è gioia, ma l’alienazione per chi ne fa uso e la disperazione silenziosa che lacera i familiari. È una neve che entra ovunque, senza bussare: nelle case, nei circoli, nei garage, perfino nei salotti “bene”. La cocaina non è solo una sostanza; è un’invasione. Entra nelle vite, annebbia i cervelli, e trasforma ragazzi e adulti in ombre, in “zombi” senza volontà, schiavi di chi quella polvere la vende per pochi euro. Questa neve altera le coscienze, segna i destini e sta modellando una generazione che rischia di annegare in un futuro senza prospettive. E così, mentre il resto della città si agghinda di luminarie, regali e feste imminenti, Marsala si prepara a vivere un altro “Bianco Natale”. Un Natale surreale, spettrale, regalato da un esercito di pusher che ha trasformato piazze e periferie in veri e propri supermercati della dipendenza, aperti 24 ore su 24.
La lotta alla droga deve proseguire su più fronti: servono misure più rigide e una presenza dello Stato ben più visibile per restituire fiducia a una comunità scossa. La paura, oggi, a Marsala, ha il volto della microcriminalità.
Al SERD (Servizio per le Tossicodipendenze) non arrivano più solo i tossicodipendenti storici. Quel presidio psico-sanitario, uno dei pochi luoghi ancora capaci di accogliere senza giudicare, è diventato una trincea affollata. Uomini, donne, giovanissimi, persino minorenni. Tutti in coda, tutti in cerca di un appiglio. Chi entra non è più solo “lo sbandato” da manuale. Sono studenti, professionisti, padri di famiglia. La “cocaina democratica”, la “robbaccia” venduta a poche decine di euro, non guarda in faccia a nessuno: invade ogni ceto sociale, miete vittime silenziose e crea un esercito di persone che, per finanziare il vizio, si trasformano in ladri, scippatori, aggressori. Scorribande disperate, non organizzate, ma sufficienti a lasciarsi dietro scie di sangue e dolore. La droga è una malattia sociale che sta corrodendo la comunità dall’interno. La cocaina non distingue: scivola nei quartieri popolari e nelle villette eleganti, nei magazzini abbandonati e nei salotti dove si finge che tutto vada bene. Marsala scopre di essere ostaggio di un’emergenza che non è moda o bravata giovanile, mentre le famiglie implodono. Furti e aggressioni sono la colonna sonora muta di una città che dopo il tramonto ha perso il coraggio di uscire. Marsala si ritrae, si chiude. La sera, il centro storico, che dovrebbe vibrare di vita, vive un volontario coprifuoco.
Dopo il fragore dei ventisette arresti della maxi-operazione, Marsala è triste, attonita. Altro che luminarie: a brillare sono solo le vetrine chiuse prima del tempo, le saracinesche abbassate per paura, le strade svuotate da un esercito di pusher che spesso agisce in una apparente tranquillità. Quando il rombo degli elicotteri si spegne e le sirene tacciono, quando la gente si trincera in casa, resta una domanda amara: quando finirà davvero? Marsala oggi è una città ferita, schiacciata da un’emergenza che non concede tregua. Ci si chiede che città sia diventata, se i suoi ragazzi non sognano un primo impiego ma la prossima dose, se i genitori non dormono più una notte intera. Il problema più grave, ormai, ha un nome preciso: rassegnazione. Dopo il clamore degli arresti, ciò che inquieta è il silenzio che avanza, il sospetto strisciante che, in fondo, “tanto non cambierà nulla”.
Eppure, cambiare non è più un auspicio: è un obbligo morale. Lo Stato deve esserci, e deve farlo in modo più visibile, più incisivo, più costante, magari con strumenti legislativi adeguati. Servono più controlli, più presidio del territorio, più prevenzione. Perché ogni organizzazione smantellata lascia un vuoto che un’altra è pronta a riempire. Quel “Bianco Natale” amaro non è una cartolina: è un grido d’allarme. È l’immagine di una comunità piegata, che rischia di consegnare il proprio futuro a una polvere che cancella il domani. Servono risposte strutturali, interventi forti, pene più severe. Ma servono anche politiche sociali, educazione, centri riabilitativi e un’alleanza vera tra istituzioni e cittadini. Perché la cocaina si combatte non solo con le manette, ma restituendo speranza, opportunità, fiducia. E il primo passo è non abituarsi all’ombra dell’ultima retata. Marsala merita di tornare a respirare.
