Il mito di Narciso e La disperata ricerca dell ‘Amore

Il mito di Narciso e La disperata ricerca dell ‘Amore


I racconti mitologici hanno da sempre affascinato l’uomo ,
perche sono “racconti favolosi”, forse favolistici, che sono
stati tramandati oralmente e riguardano la vita di un
popolo con le sue usanze, i suoi riti, la sua religione .


Quando io ero ancora una bambina, frequentavo la prima
media, entrai in contatto con questo mondo dei miti e tutto
mi sembrò una bella favola. Un’ora dell’insegnamento di
Italiano, nel corso della settimana, era dedicato allo studio
delle mitologia e noi, bambini che non avevamo molte
distrazioni ( eravamo alla fine degli anni cinquanta del
secolo scorso ), ci immedesimavamo in quei personaggi
dai nomi strani e vivevamo quelle vicende di cui essi
erano i protagonisti . La nostra fantasia si è sviluppata

Ovidio


allora oltre ogni ragionevole possibilità e abbiamo
cominciato allora a sognare . Tra i tanti miti ricordo che
allora uno mi colpì più degli altri : il mito di Narciso . Per
me, fino a quel momento , narciso era il nome di un fiore e
null’altro sapevo, un fiore dal profumo intenso, di colore
giallo o bianco , molto elegante e bello e poi…nient’altro .
Appresi invece che, secondo il mito, Narciso era un bel
giovane di Tespi ed era figlio della ninfa Liriope e del
fiume Cefiso. Il fiume ,innamorato della ninfa, la avvolse
nelle sue onde e nelle sue correnti e la possedette. Da
questa unione nacque un bambino di indescrivibile
bellezza e grazia. La madre, poichè voleva conoscere il
destino del proprio figlio, si recò dal vate Tiresia per
conoscere il suo futuro. Tiresia era il più grande fra tutti
gli indovini, ma la sorte lo aveva reso cieco perchè aveva
osato porre i suoi occhi sulle nudità della dea guerriera
Atena ( Minerva per i Romani) che, dopo averlo punito
per la sua audacia rendendolo cieco, gli aveva dato in
dono la capacità del vaticinio. Tiresia, dopo aver ascoltato
le richieste di Liriope, le disse che suo figlio avrebbe
avuto una lunga vita se non avesse mai conosciuto se
stesso e che avrebbe cessato di vivere nel momento in cui
si fosse visto per la prima volta . Liriope non comprese la

profezia dell’indovino, andò via e con il passare degli anni
dimenticò quanto gli era stato profetizzato. Un giorno,
Narciso, chinandosi sopra le limpide acque di una fonte,
colse la sua immagine riflessa nell’acqua, se ne innamorò
appassionatamente e non volle più abbandonare quel
luogo. Morì così di languore e nel luogo, in cui giaceva
morto, nacque un narciso, il fiore destinato a crescere ai
bordi delle fonti. A narrare questo mito nel mondo latino è
stato Ovidio nelle “Metamorfosi”. Ovidio racconta che
quando ebbe compiuto il sedicesimo anno di età, Narciso
era ormai un giovane bellissimo tanto che non c’era
abitante della città, uomo o donna, che non si fosse
innamorato di lui; ma egli, orgoglioso, rifiutava di
concedersi. Un giorno, mentre era a caccia di cervi, la
ninfa Eco lo seguì tra i boschi desiderosa di incontrarlo,
ma ella era incapace di proferir parola perché costretta a
ripetere solo le ultime parole che le venivano rivolte. Era
(Giunone per i Romani) l’aveva punita perché con le sue
sciocche chiacchiere la distraeva mentre il marito Zeus
(Giove) andava a corteggiare le ninfe. Quando Narciso
sentì dei passi dietro di lui e avvertì la presenza di Eco, si
voltò e domandò: “Chi è là?”, ed Eco rispose: “Chi è là?”
e così continuarono finché la ninfa non gli si mostrò e
cercò di abbracciarlo. Narciso, disgustato da questo gesto,
allontanò la giovane dicendole di lasciarlo nella sua
solitudine. Con il cuore a pezzi, la ninfa Eco si ritirò a
vivere in valli solitarie dove poco a poco si spense. Di lei
rimase infatti solo la voce: l’eco . La dea Nemesi ( la dea
della vendetta), essendo venuta a conoscenza della storia,
decise che il superbo Narciso andava punito; così, mentre
il giovane andava per i boschi, si imbatté in un laghetto
d’acqua. Incuriosito, si piegò verso l’acqua per vedere
meglio e rimase colpito dall’immagine che questa
rifletteva: un giovane bellissimo, oltre ogni comune
bellezza .Non si rese conto che quella riflessa era però la
sua immagine. Quando si rese conto di ciò che aveva
visto, Narciso comprese che non avrebbe mai potuto
ottenere quell’amore e decise di lasciarsi morire; si
adempì così la profezia che anni prima la madre aveva
ricevuto da Tiresia.Quando le Naiadi e le Driadi ( ninfe
fluviali ) vollero prendere il corpo per posizionarlo sulla
pira funebre, quel corpo si era mutato in un bellissimo
fiore : il narciso. Nel suo viaggio verso l’oltretomba, si
dice che, mentre stava attraversando il fiume infernale, lo

Stige, Narciso cercò disperatamente di ritrovare riflessa
nelle acque la sua immagine, così da poterla ammirare per
l’ultima volta. È significativo che Narciso si sia
innamorato della propria immagine, infatti egli è stato
punito per la sua incapacità di amare gli altri. Una
bellezza, quella di Narciso, che alla fine si manifesta
come una sventura. Il troppo amore per se stesso lo aveva
reso insensibile ,egocentrico ,egoista, superbo. E proprio
così sono i narcisisti, fino al punto di pensare che
abbiano sempre ragione, che possano respingere gli altri ,
che siano superiori agli altri. Narciso però forse cercava
solo una sola cosa: l’amore, come ogni creatura che vive
su questa terra, ma non aveva capito che, oltre ad amare se
stessi, bisogna amare anche gli altri e che, solo così,
l’amore potrà raggiungere il suo acme.
Francesca La Grutta