L’ARTE DEL RICAMO. Lo sfilato siciliano: iscritto nel Registro dei Beni Immateriali della Regione

L’ARTE DEL RICAMO. Lo sfilato siciliano: iscritto nel Registro dei Beni Immateriali della Regione

Il Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia è il
catalogo delle espressioni della cultura immateriale della
Sicilia, che la Regione Siciliana ha inserito in un apposito
elenco, per sottolineare l’importanza che esse hanno per la
cultura e tradizione siciliana.

quattrocento

Le eredità immateriali
rappresentano antiche tradizioni, ma anche soggetti
viventi, che spesso non hanno sempre una codificazione
“scritta” ma sono tramandate anche oralmente nel corso
delle generazioni. Nel 2010 è stata istituita la
Commissione Eredità Immateriali della Sicilia. Nel 2014 è
stato aggiornato il registro, secondo le ultime direttive
UNESCO, con il D.A. 571, istitutivo del nuovo “Registro
delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana”
(R.E.I.S.). che ora è composto da sei libri di cui fa parte
quello riguardante i Mestieri, i Saperi e le Tecniche di
lavorazione in cui è inserito lo sfilato siciliano. Lo sfilato
siciliano fece la sua apparizione verso la fine del 14°
secolo nella Sicilia orientale, specialmente a Ragusa. Lo
sfilato siciliano è una tecnica di ricamo di grande pregio,
eseguita solamente su tela di lino di ottima qualità e con
filo pregiato, spesso seta; si tratta di un lavoro che richiede
tempo e pazienza, doti di cui le donne siciliane hanno
fatto tesoro tramandando il mestiere di madre in figlia. Il
lavoro consiste nello sfilare la tela in modo tale da
ottenere una “rete” che permette di ottenere un reticolato
che va riempito con un motivo decorativo che può essere
costituito da fiori, foglie, volute, rosoni, figure, animali.

cinquecento


Ogni capolavoro può essere portato a termine avvalendosi
di tre metodi di lavorazione differenti: il 400 di grande
pregio, con il ricamo eseguito a punto tela, lo sfilato 700
con il ricamo eseguito a punto rammendo e, infine, il 500,
il più pregiato e difficile, con il motivo da ricamare
lasciato sulla tela e lo sfilato intorno, trattenuto dal “ punto

settecento

cordoncino” rigorosamente fatto a mano, il tutto per dare
vita a lenzuola, asciugamani, tende e tanto altro, il tutto
realizzato interamente a mano. I centri principali, dove
ancora poche donne si dedicano a questo tipo di ricamo
prezioso, sono Ragusa Ibla, Comiso e Chiaramonte
Gulfi. Sfilare significa letteralmente “tirare i fili”, tecnica
di ricamo che si esegue sfilando la tela per fa si che si
ottenga una rete (reticolato) che poi viene “intramata”, sia
nel senso della trama sia nel senso dell’ordito, per
realizzare il motivo che si esegue, copiando dal disegno.
Per questo tipo di ricamo viene utilizzato, sempre e
rigorosamente, il lino puro, perché solo la sua trama
permette questo tipo di lavorazione. Pochi gli strumenti :
un telaio, un ago, un ditale, una piccola forbice a punte
sottilissime e rivolte all’insù.

sfilato settecento

Anticamente si realizzava
lo “sfilato a copiare”, i disegni venivano copiati,
contando, di volta in volta i buchi da tagliare: in seguito si
è diffuso di più lo sfilato su basi disegnate, meno pregiato,
più sbrigativo e più facile da realizzare. Questo tipo di
ricamo richiede pazienza e competenza , “ buoni occhi” e
“ferma mano”. Poche donne ormai riescono a
comprendere il valore di questo tipo di ricamo, le giovani
non lo voglio nel loro corredo perché la stiratura, dei capi
ricamati con lo sfilato, richiede tempo e bravura. Le
mamme non lo fanno realizzare nei corredi delle loro
figlie perché questo tipo di ricamo costa molto, anche se
non è mai pagato abbastanza. Questo tipo di ricamo si
apprendeva o dalle suore di qualche congregazione o dalla
“ mastra” che in genere era una orfana, cresciuta in un
orfanotrofio e poi, una volta uscita da lì, si metteva in
proprio e cominciava a ricamare i corredi delle “
rampolle” delle famiglie nobili. Da queste ricamatrici
andavano le giovani che volevano imparare quest’arte ,
perché di arte si tratta, e pagavano ma, quando avevano
imparato, spesso, rimanevano a lavorare per la “mastra”
che a questo punto, le pagava. Mia madre imparò
prestissimo e dopo solo un mese non fu più lei a pagare la
sua “Mastra” ma fu costei a pagarla . Mia madre sapeva
ricamare, fece la ricamatrice per una vita e, se io ho
potuto descrivere la tecnica di questo prezioso “sfilato”, lo
devo solo a lei, che vedevo lavorare seduta al telaio, nelle
fredde sere invernali con una copertina sulle gambe e uno
scialletto di lana sulle spalle e le mani, quando le prendevo
fra le mie, le sentivo gelate e mi chiedevo come riuscisse a

realizzare quei capolavori che erano angeli, che sembrava
parlassero, e fiori, che sembrava sbocciassero lì sotto i
miei occhi e rimanevo estasiata perché da una tela e da
un filato molto sottile vedevo spuntare veri capolavori e
spesso rimanevo sveglia ad ammirare quel “ miracolo di
bellezza” che usciva dalle sue mani. Anche se non sono
stata una brava allieva, perché mi è mancato sempre il
tempo per imparare bene quest’arte, sei stata però tu,
mamma, ad abituarmi a conoscerla e ad apprezzarla ed
oggi mi sono azzardata a descriverla perché so, con
certezza, che ovunque tu sia, ti farà un grande piacere.
Grazie, mamma !
Francesca La Grutta