Medico fino alla fine

Medico fino alla fine

Pubblichiamo il ricordo del nostro direttore Alfredo Rubino per l’amico Francesco Fici, medico recentemente scomparso.

Ciccio al telefono alle 8 di mattina.

“Ti piacinu l’aranci pilusi? Fatti a ghiotta sono più buoni della pasta con l’aragosta”.

“Sei andato a “cogghiri” aranci? – ho risposto io. “No. Me li ha regalati un mio paziente di Birgi dopo la visita. Ieri un altro mi ha regalato due spigole. Ho il frigo e il congelatore pieno”. Ridendo mi ha detto: “Ho più pesci io che Bertolino (pescheria)”.

Questo  l’affetto che i pazienti concretizzavano al  dottor Francesco Fici. Pneumologo. Capitava pure, che recandosi nelle case di pazienti anziani, trovava sul tavolo la bottiglia di alcol e un asciugamani profumato.  

“Sai, mi veniva da ridere – mi diceva. Essere considerato un dottore degli anni 50. Ma poi mi commuovevo nel vedere negli occhi di queste persone , il senso di rispetto  della professione, più che mio”.

La terapia comunicativa (che io onestamente non sapevo cosa fosse) me l’ha spiegata Francesco. “Le mie visite potrebbero durare alcuni minuti.  Ma la maggior parte dei miei pazienti  dopo la prescrizione delle ricette, mi parla della propria vita. C’è chi mi  partecipa la nascita del nipotino, chi gioisce per il figlio che ha superato il concorso, chi ha problemi coniugali. Mi chiedono consigli facendomi sentire un loro familiare. E a me, aiutarli, soprattutto nell’ascolto, sentirmi far parte di questa Umanità mi gratifica. Credo che questo sia più efficace della medicina”.

Qualche giorno prima di essere ricoverato alla “Maddalena” a Palermo stava malissimo, per i dolori atroci che lo assillavano. Nonostante tutto ha voluto che io lo accompagnassi nel suo studio in via Mazzini per visitare una paziente. Abbiamo impiegato circa mezz’ora per percorrere alcuni metri e salire i gradini per raggiungere il suo studio. È riuscito a fare la visita. Forse l’ultima. Era felice. Ha fatto il medico. Rispondeva al telefono 24 ore al giorno. Incredibile.

Alfredo Rubino

P.S. – La “ghiotta di aranci pilusi che mi ha regalato Ciccio” è più buona della pasta con l’aragosta.