“Ci hai insegnato che il sogno è parte della Vita”

“Ci hai insegnato che il sogno è parte della Vita”

Questa mattina (7 febbraio) il saluto di Roma a Maria Rita Parsi

Sono state le parole di Costantino Kavafis e della sua “Itaca” ad accompagnare, sabato 7 febbraio, la cerimonia di saluto a Maria Rita Parsi nella gremitissima Chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma: “la poesia a te più cara”, un testo – ha sottolineato il sacerdote che ha officiato le esequie – che rispecchiava profondamente e pienamente la vita dell’amatissima psicopedagogista scomparsa lunedì scorso. Saper ascoltare è un’arte basata sul dono dell’intelligenza, della ricerca e del cuore – ha affermato durante l’omelia – “perché saper entrare nella vita, nella sofferenza, nello smarrimento dell’altro rappresenta sempre un gesto d’amore e la nostra Rita è arrivata ad essere ciò che è stata, ed è per tutti, attraverso un cammino che ha avuto un inizio e un compimento, e nel quale lei ha speso tutte le sue energie, studiando, approfondendo, sperimentando, in un percorso che è durato tutta la vita”. Un itinerario – ha aggiunto – nel quale si è spesa interamente, fino a consumarsi. Fortezza impenetrabile a difesa dei bambini e dell’infanzia – ha ricordato ancora – che ha saputo insegnare a tutti a sognare, perché il sogno è parte della vita, “e lo è adesso, subito, senza aspettare un domani che non è certo”. Una cerimonia densa di emozione, quella che si è svolta nella Chiesa del Pio Sodalizio dei Piceni dedicata al culto della Madonna di Loreto: un abbraccio composto e commosso che ha coinvolto centinaia di persone già dal primo giorno della Camera Ardente. “Se traccio un bilancio della mia vita, – aveva scritto Maria Rita Parsi nel suo ultimo libro dedicato all’ ”Elogio della vecchiaia adolescente” – tenendo conto di quello che mi ha insegnato e che tuttora mi insegna, di quello che ho perso e di quello che ancora ho da perdere o da ricevere, con il “colore del grano dei ricordi”, sento il bisogno di passarne a voi – bambini, ragazzi, giovani, maturi o vecchi che siate – il testimone”. “Poiché ripensando a quel che sono stata – limiti, illusioni, delusioni, débâcle, vittorie – e a quello che ancora sono, mi accorgo soltanto oggi che la matematica è un’opinione. Un’opinione fino in fondo contestabile. Infatti, non ci sono teoremi che bastino a governare l’instabilità, l’incertezza, le imprevedibili mutevolezze dell’esistenza, la sua durissima fragilità, i vuoti e i pieni, i contagi e le guarigioni a cui la vita ci allena e ci costringe”. “Da vecchi, – scriveva ancora nella bellissima Premessa al suo libro, esortando senza sosta i giovani a “rafforzare l’economia dell’anima” – ogni perdono è possibile, così com’è possibile sostenere e guidare ogni rivoluzione in atto o ancora da fare poiché i vecchi sono il futuro dei giovani se rappresentano per loro un esempio irrinunciabile, utopico, coraggioso. Una sfida alla morte di cui soltanto “i vecchi adolescenti”, attraverso il dono dell’esempio e della resilienza, possono dare testimonianza e passare il testimone a chi deve attraversare, ancora e del tutto, la vita”.

Ed è stato un “Grazie” vibrante e potente, pronunciato tutti insieme, seguito da un applauso interminabile a salutare Maria Rita Parsi al termine delle esequie in una Roma oggi triste e piovosa. Con l’augurio custodito nel cuore di chiunque abbia avuto l’onore di conoscerla: “Che i mattini d’estate siano tanti quando nei porti – finalmente e con che gioia – toccherai terra tu per la prima volta”, perché “tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare”.

Federica Sbrana