Cinquant’anni di Regioni. Mattarella: “Necessario tenere insieme pluralità e vincoli unitari”

Cinquant’anni di Regioni. Mattarella: “Necessario tenere insieme pluralità e vincoli unitari”

Furono i milanesi Cesare Correnti e Pietro Maestri a disegnare nell’Ottocento le regioni italiane con l’idea di farne degli enti intermedi per il governo della nazione. Ma il loro progetto non ebbe immediata esecuzione. Il termine deriverebbe da
latino ‘regere’, ossia dirigere, governare e, in realtà, già Augusto aveva diviso l’Italia continentale in undici regioni, ma l’intento era più fiscale che di altro genere. Raggiunta l’unificazione italiana, la paura di un decentramento eccessivo fece naufragare anche l’ipotesi federalista. E la penisola divenne nazione con un forte potere centrale, con le province e i comuni. Per l’ufficializzazione delle regioni bisognerà attendere invece la Costituzione del 1948. Nel 1963 si aggiunsero il Friuli Venezia Giulia e il Molise. Nel 1970 furono eletti per la prima volta i Consigli regionali.
Gli ultimi mesi di ‘conflitti’ fra poteri centrali e locali nel corso dell’emergenza hanno dimostrato quanto il problema dei rapporti reciproci fra Stato e regioni non fosse affatto peregrino.
Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato l’importanza del principio di autonomia come base fondante della costruzione democratica e strumento regolatore dell’equilibrio costituzionale.
Il 1970 – ha sottolineato Mattarella – rappresenta dunque un anno di svolta per il pluralismo e per il rafforzamento delle identità dei territori. Ma la sfida ancora da vincere è quella di evitare fratture nella società, sovrapposizioni e conflitti che
potrebbero rivelarsi paralizzanti.
“La libertà dei territori e l’autonomia delle comunità sono un contributo all’unità nazionale, – ha dichiarato Mattarella – nel quadro di una leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali. Le intese tra Stato, Regioni, Comuni, Province sono
parte qualificante dell’azione di governo”. E le diversità – ha aggiunto – se non utilizzate in modo improprio, sono un moltiplicatore di crescita civile, economica, culturale”.
“Affinché il pluralismo e la sussidiarietà assumano il valore che è loro proprio, – ha ribadito il Presidente della Repubblica è necessario che questi concorrano alla realizzazione dei principi fondamentali di solidarietà e di uguaglianza sanciti
dalla Costituzione”. “Le Regioni e le autonomie degli enti locali accresceranno le opportunità del Paese, anche in questa stagione di ripartenza, se sapranno contribuire a garantire e rendere effettivo il carattere universale dei diritti sociali e di cittadinanza del popolo italiano, al cui servizio tutte le istituzioni democratiche sono poste”. “Siamo chiamati a una prova impegnativa: l’Italia ha le carte in regola per superare la sfida. Non vincerà da solo un territorio contro un altro, non
prevarrà una istituzione a scapito di un’altra, ma solo la Repubblica, nella sua unità”. Dunque, ancora una volta, come all’alba della nascita della nazione, nel 1861, decisiva sarà la capacità di “tenere insieme pluralità e vincoli unitari”.
F.S.