di Rosa Rubino
Ritorniamo sull’argomento. Gli otto arazzi fiamminghi di Marsala sono un gioiello di inestimabile valore, non solo per la Sicilia ma per l’intero patrimonio artistico internazionale. Gli otto arazzi sono un tesoro inestimabile, considerato tra le collezioni di arte tessile più importanti d’Europa, seconda in Italia solo a quella di Capodimonte a Napoli. La finezza della trama in lana e seta permette di ammirare dettagli quasi pittorici.
È un piacere parlare di un tesoro così prezioso che, grazie al meticoloso restauro curato, 5 anni fa, dall’Assessorato regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana ha ritrovato la sua originaria brillantezza cromatica e integrità.
Stiamo parlando di una collezione considerata speciale: si tratta di otto arazzi del XVI secolo (circa 1530-1550) che narrano scene della Guerra Giudaica condotta da Vespasiano e Tito. Gli arazzi realizzati a Bruxelles furono donati alla Chiesa Madre di Marsala nel 1589 da Monsignor Antonino Lombardo, originario di Marsala e cappellano alla corte di Filippo II di Spagna. Le scene raffigurano la Guerra Giudaica del 66 d.C., basandosi sui testi dello storico Giuseppe Flavio. Oltre al valore religioso, gli arazzi vennero creati per invocare la clemenza di Filippo II verso i calvinisti olandesi, tracciando un parallelo con la benevolenza mostrata dai Romani (Vespasiano e Tito) verso gli ebrei. Furono realizzati a Bruxelles, all’epoca il massimo centro di produzione tessile europeo.
L’assessorato regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana ha promosso un imponente intervento di restauro per salvare queste trame delicate di lana e seta, logorate dal tempo e dalla luce. Il valore del restauro voluto dall’assessore regionale Alberto Samonà non è stato solo una “pulizia”, ma un salvataggio vero e proprio. Gli interventi effettuati a Palermo hanno permesso di consolidare le fibre che col tempo stavano cedendo sotto il proprio peso. Rimuovere i depositi di polvere e fumo che avevano ingrigito i colori, restituire profondità alle scene, permettendo di distinguere nuovamente i diversi piani prospettici.
Un aspetto straordinario è stato il restauro “a vista” presso l’Oratorio dei Bianchi a Palermo, dove i visitatori hanno potuto osservare i restauratori all’opera su telai speciali. Il restauro ha previsto un investimento di circa 3 milioni di euro, destinati non solo alla pulitura e al consolidamento delle fibre, ma anche alla creazione di una sede espositiva all’avanguardia. Ma la nuova sede museale ex Chiesa del Collegio tarda ad essere aperta ed è un danno per gli arazzi e per la Città di Marsala. Sono passati anni e della nuova sede non se ne parla. Il nuovo percorso espositivo avrebbe utilizzato tecnologie moderne per garantire la corretta conservazione (controllo di luce e umidità) e per offrire ai visitatori il piacere di ammirare la bellezza di questi tesori unici al mondo.
La nuova sede era stata progettata con sistemi di climatizzazione e illuminazione controllata per evitare nuovi deterioramenti. Lo spazio permetterebbe finalmente di ammirare gli otto teli in sequenza cronologica su un unico livello, rendendo la narrazione della battaglia chiara e immersiva.
Non è difficile immaginare quanto gioverebbe alla nostra città, ai cittadini, ai turisti la realizzazione di questo grande Museo.
Ci chiediamo: cosa impedisce l’apertura della nuova sede? Da queste colonne rilanciamo un appello a chi di dovere, alle istituzioni per intervenire, tempestivamente, per evitare soprattutto di compromettere l’integrità di questi tesori che arricchiscono la città di Marsala e per restituirle ciò che è suo. Perché l’arte del ‘500 brilli di nuova luce nel cuore di Marsala.
