Ci risiamo. Le porte chiuse, il silenzio assordante e, peggio ancora, quegli splendidi arazzi fiamminghi del Cinquecento — un tesoro inestimabile che la nostra città custodisce e che rappresenta il secondo polo tessile d’Italia — continuano a fare la muffa nei depositi, arrotolati e invisibili agli occhi del mondo.Non possiamo e non dobbiamo permettere che la bellezza sia soffocata dentro le casse di legno.
È questo il grido d’allarme che si leva ancora una volta da Marsala, dove uno dei tesori d’arte tessile più importanti d’Italia continua a rimanere invisibile agli occhi del pubblico.
Un capolavoro europeo custodito a Marsala
Parliamo della splendida collezione di otto arazzi fiamminghi del Cinquecento (del valore storico inestimabile e di grandi dimensioni, che variano dai 350 cm di larghezza ai 500 cm di altezza) raffiguranti le drammatiche scene della guerra tra Romani e Giudei del 66-70 d.C. Donati alla Chiesa Madre di Marsala nel lontano 1589 per volere testamentario di Mons. Antonino Lombardo — che li aveva ricevuti dalla Corte spagnola — questi manufatti costituiscono una collezione seconda in Italia soltanto a quella conservata al Museo di Capodimonte a Napoli.
Per anni custoditi nel Museo degli Arazzi adiacente alla Chiesa Madre, questi rari esempi di cultura europea del XVI secolo erano stati al centro di un ambizioso progetto di recupero avviato nel periodo pre-Covid dall’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.
Il restauro e il paradosso della restituzione
I lavori di restauro, eseguiti con maestria e competenza nello storico cantiere dell’Oratorio dei Bianchi a Palermo, hanno restituito agli arazzi una luce e uno splendore straordinari, come documentato dalle fotografie che ne attestano la perfetta ripresa cromatica e materica.Tuttavia, da diversi anni, il trionfo del restauro si scontra con una sconcertante realtà burocratica. Gli arazzi sono tornati a Marsala, ma anziché essere ammirati dai visitatori e dai cittadini, continuano a giacere arrotolati all’interno di casse di legno.
Il progetto originario prevedeva la loro ricollocazione nella Chiesa del Collegio dei Gesuiti — a poche centinaia di metri dalla Chiesa Madre, così da rispettare i vincoli testamentari — trasformandola in un moderno e funzionale Museo degli Arazzi e del patrimonio tessile. Purtroppo, la Chiesa del Collegio risulta da anni in attesa del collaudo definitivo, bloccando di fatto l’apertura degli spazi espositivi.La mobilitazione del territorio: l’impegno del “Vomere” e della ChiesaDi fronte a questa situazione di stallo, “Il Vomere” continua a battere incessantemente sul tasto dell’urgenza, sostenuto con forza e determinazione anche dall’attuale arciprete di Marsala don Marco Renda.A dare, infatti, ulteriore peso e forza morale a questa battaglia di civiltà, si è unita la voce dell’autorevole arciprete della Chiesa Madre di Marsala. In una recente lettera aperta inviata proprio a Il Vomere, il sacerdote ha voluto sollecitare interventi immediati affinché i teli vengano salvati dal degrado. Una sponda fondamentale che conferma l’urgenza di un’azione collettiva a tutela della nostra identità.
Quali sono gli ostacoli insormontabili che impediscono la restituzione degli arazzi alla collettività? Perché un iter infinito continua a calpestare la dignità culturale di un intero territorio? Il tempo delle rassicurazioni di facciata e dei rinvii burocratici è esaurito. Marsala non intende più subire in silenzio questo scempio. La Soprintendenza ha il dovere morale e istituzionale di dare finalmente una data certa per la fine di questa odissea.
Gli arazzi devono tornare a splendere e la città aspetta risposte.
Le sollecitazioni si susseguono, così come le promesse istituzionali che parlavano di un intervento celere, ridotto “alla questione di un falegname che entro Pasqua di quest’anno doveva risolvere il problema”. Ma di fatto nulla si è mosso.Un’occasione sprecata per il turismo sicilianoIl danno non è solo culturale, ma si ripercuote drammaticamente sull’offerta turistica della città.
Inserire il nuovo Museo degli Arazzi in una rete museale integrata — insieme al Museo del Vino, al Museo Archeologico Regionale con la celebre Nave Punica, al Complesso San Pietro e all’Ente Mostra di Pittura Contemporanea “Città di Marsala” — rappresenterebbe un volano straordinario per l’economia e l’identità culturale del territorio.
La comunità marsalese, la stampa locale e la Chiesa stanno facendo la propria parte. Adesso tocca a chi di dovere sbloccare le procedure di collaudo, mettere fine a questo inaccettabile ritardo e restituire finalmente gli arazzi alla luce del sole. Perché la bellezza non può e non deve rimanere prigioniera del buio.
Rosa Rubino

