Non siamo “passanti dell’esistenza”. Fare memoria è sentirsi parte di una storia. Oggi Papa Francesco nella solennità del Corpus Domini

Non siamo “passanti dell’esistenza”. Fare memoria è sentirsi parte di una storia. Oggi Papa Francesco nella solennità del Corpus Domini

La vita della Chiesa è fatta di preghiera, di azione, di tradizione, di memoria, di solennità e anche di bellezza.
Oggi si celebra la Festa solenne del Corpus Domini e Papa Francesco ha ricordato al mondo l’importanza della memoria, anzi del ‘fare memoria’. Ha parlato di nuovo dalla Basilica di San Pietro, Madre di tutte le Chiese, accompagnato dagli inni, anch’essi solenni e meravigliosi, del Coro della Cappella Sistina, che ha intonato le parole di San Tommaso D’Aquino, il Doctor Angelicus, sommo teologo domenicano del XIII secolo.
La storia della devozione al Corpus Domini è antica, come tutto lo è nella vita della Chiesa cattolica. Si parte dal 1215, dal Concilio Lateranense IV, per arrivare al celebre miracolo di Bolsena nel 1263, quando un incredulo sacerdote boemo,
di passaggio nella splendida cittadina della Tuscia a poca distanza da Viterbo, vide macchiarsi di sangue il corporale sul quale stava celebrando la consacrazione eucaristica. Poi la decisione di Urbano IV, che allora risiedeva ad Orvieto, di
estendere a tutta la Chiesa la Solennità del Corpus Domini, che sarebbe stata accompagnata per sempre dagli inni che oggi si sono elevati nelle volte e nella cupola della Basilica di San Pietro, appositamente concepiti dalla mente e dal
cuore di Tommaso D’Aquino, anch’egli – per una straordinaria coincidenza del destino – allora ad Orvieto.
Le omelie di Papa Francesco sono sempre toccanti e concrete. Il Pontefice non ama le astrazioni della fede, ma ama piuttosto ricordare agli uomini che più delle parole – talvolta mendaci – contano i fatti e i comportamenti, che più
difficilmente sono esposti all’arbitrio dell’interpretazione.
La memoria è alla base dell’esistenza della Chiesa, la cui missione si basa anche e soprattutto su una lotta contro la dimenticanza. La stessa Scrittura – ha ricordato Papa Francesco – ci è stata donata per vincere la nostra ‘dimenticanza
di Dio’. Senza memoria si finisce con il vivere come “passanti dell’esistenza”. Ma ‘fare memoria’ significa anche trasmetterla ai propri figli, – ha sottolineato Papa Francesco – ossia non interrompere mai questa preziosa e vitale
catena di trasmissione che diventa una vera e propria catena di solidarietà.
La Festa solenne del Corpus Domini ‘fa memoria’ di una presenza reale, la transustanziazione, l’essere di Cristo, in corpo e sangue, nel pane e nel vino. Perché Dio ci ha lasciato il Pane e il Vino, perché ci ha lasciato un Cibo? Perché la
nostra memoria è fragile, ed è facile dimenticare quello che si ascolta, quello che si legge e perfino quello che si vede, ma è difficile dimenticare un sapore. “Ci ha lasciato un Pane – ha ricordato Papa Francesco – nel quale c’è Lui, vivo e
vero, con tutto il sapore del suo amore. L’Eucaristia non è un semplice ricordo, è ‘un fatto’: è la Pasqua del Signore che rivive per noi. Nella Messa, la morte e la risurrezione di Gesù sono davanti a noi. ‘Fate questo in memoria di me’:
riunitevi, e come comunità, come popolo, come famiglia, celebrate l’Eucaristia per ricordarvi di me. Non possiamo farne a meno, è il memoriale di Dio. E guarisce la nostra memoria ferita”.
Continua a sorprenderci come il Papa conosca gli uomini fin nelle pieghe più nascoste della loro fragilità. E oggi lo ha
dimostrato ancora una volta quando ha elencato le ferite di cui può soffrire la nostra memoria.
Mancanza di affetti, delusioni cocenti ricevute da chi avrebbe dovuto darci amore e invece ha reso orfano il cuore.
Si vorrebbe tornare indietro e cambiare il passato, – ha pensato, con noi, Papa Francesco – ma non si può.
Dio, però, può guarire queste ferite, immettendo nella nostra memoria un amore più grande: il suo. “L’Eucaristia ci porta
l’amore fedele del Padre, che risana la nostra orfanezza. Ci dà l’amore di Gesù, che ha trasformato un sepolcro da punto
di arrivo a punto di partenza e allo stesso modo può ribaltare le nostre vite. Ci infonde l’amore dello Spirito Santo, che
consola, perché non lascia mai soli, e cura le ferite di una memoria ‘orfana’.
Ma l’Eucaristia guarisce anche la nostra memoria ‘negativa’ e la nostra memoria ‘chiusa’. C’è un Dio, innamorato di noi,
che non smette di amare il bello e il buono che siamo, immunizzandoci dalla tristezza per le nostre cadute, le nostre
amarezze, per le fatiche, i problemi, per i sogni non realizzati, per tutte quelle ferite che finiscono con il renderci chiusi,
indifferenti o, peggio ancora, cinici.
Ecco la Festa del Corpus Domini: “la disarmante fragilità dell’Ostia, Pane spezzato – ha concluso Papa Francesco prima
dell’Adorazione – per rompere i gusci dei nostri egoismi. Così fa Gesù, che si dona per dirci che solo aprendoci ci
liberiamo dai blocchi interiori, dalle paralisi del cuore”.
Gesù viene a ‘fare memoria’ con noi, a ricordarci che è contento di farsi intimo a noi e, ogni volta che lo riceviamo, a
ricordarci anche che siamo preziosi: siamo gli invitati sempre attesi al suo banchetto, i commensali che sempre desidera.
F.S.