Mi illumino d’immenso. 50 anni dalla morte di Giuseppe Ungaretti, padre dell’ermetismo

Mi illumino d’immenso. 50 anni dalla morte di Giuseppe Ungaretti, padre dell’ermetismo

Giuseppe Ungaretti fu un poeta-soldato. Può fare un certo effetto, ma anche Dante Alighieri lo fu. Basti pensare alla celebre battaglia di Campaldino, che nel 1289 lo vide impegnato contro gli aretini. Nelle trincee del Carso, durante la Prima Guerra Mondiale, Ungaretti scrisse alcune fra le sue liriche più intense, come
quella sulla precarietà della vita e sulla fragilità di chi combatte: ‘Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie’.
Portatore di una rivoluzione poetica, Giuseppe Ungaretti sovvertì la tradizione, la sua sintassi e la sua metrica, ispirandosi ai maestri del Simbolismo francese e tuttavia marcando le distanze, nella ricerca di una dimensione religiosa,
sempre ancorata alla vita, però, alla sua concretezza e alla sua durezza. Tra l’effimero e l’eterno si alza il ‘grido’ di Ungaretti, che rimane sospeso nel mistero del dolore e dell’esistenza. E così accade che la poesia, strumento
all’apparenza così fragile, diventi invece arma di difesa fra le più potenti, con la sua giusta misura, il suo ritmo perfetto, con i suoi versi essenziali, semplici e folgoranti. Come quelli di ‘San Martino del Carso’, dedicati ancora alla guerra, alle
assenze e alle presenze, alla morte e alla memoria. “Di queste case / non è rimasto / che qualche / brandello di muro / Di tanti / che mi corrispondevano / non è rimasto / neppure tanto / Ma nel cuore / nessuna croce manca / E’ il mio cuore / il paese più straziato”.
In occasione dei 50 anni dalla sua morte, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto ricordare il padre dell’ermetismo.
“Cinquant’anni fa, il 1° giugno 1970, moriva Giuseppe Ungaretti, una delle voci più significative della poesia italiana del Novecento. “Poeta di trincea”, come egli stesso ricordava, – ha affermato Sergio Mattarella – Ungaretti prese parte come
volontario alla Prima Guerra mondiale e di quella diretta e traumatica esperienza, del vivere e del morire sul fronte, rese una intensa e dolente testimonianza. Quei versi irruppero sulla scena letteraria con uno stile del tutto nuovo,
rivoluzionario, che influenzerà profondamente l’evoluzione della poesia italiana. Distaccandosi nettamente dalla lirica tradizionale, – ha aggiunto il Presidente Mattarella – la poesia di Ungaretti si impegnava a indagare in profondità la
parola, scavandone e dilatandone i significati più intimi e assoluti, evocando suggestioni e richiami ad altre immagini, per giungere a vere e proprie folgorazioni, come nella celeberrima ‘M’illumino d’immenso’. Da qui si venne configurando il volto di un nuovo movimento letterario, definito in seguito “Ermetismo”, di cui Ungaretti è considerato unanimemente il
padre. Grande poeta, fraternamente solidale con le ansie di ogni essere umano, Ungaretti ha continuamente ricercato una intuizione che illuminasse un frammento di verità in tutto il percorso della sua vita: dagli abissi di sofferenza della guerra, all’angoscia esistenziale, fino alla ritrovata fede in Dio. Indimenticabili restano le sue apparizioni televisive, come
quelle del 1968 quando, introducendo le puntate dell’Odissea, declamava alcuni brani del poema omerico, coinvolgendo e appassionando il pubblico con la sua potenza espressiva. Rendiamo omaggio a Giuseppe Ungaretti, una tra le
personalità più rappresentative della cultura italiana del secolo scorso”.

F.S.