Pubblichiamo la prima parte dell’articolo dell’avvocato Corrado Di Girolamo che offre una riflessione profonda e senza sconti sullo stato della cultura e in particolare del teatro nella nostra Marsala.

Da qualche settimana imperversano su varie testate on line e cartacee articoli che danno notizia di un disagio che, già latente da alcuni anni, sembra aver pesantemente investito le associazioni culturali che svolgono attività teatrale fino a minacciarne seriamente la sopravvivenza a causa dei costi elevati per la concessione da parte del Comune dell’utilizzazione dei teatri, in qualche caso per la mancata erogazione di un contributo e più in generale per la disattenzione e farraginosità organizzativa della stessa pubblica amministrazione.
La querelle ha suscitato il mio interesse non tanto per la sorte delle singole associazioni, quanto per una innata sensibilità verso qualsiasi manifestazione culturale, anche la più modesta e popolare, che apprezzo e rispetto in quanto rappresenta un moto del pensiero e dell’anima ed è destinata a sollecitare le menti ed i cuori.
La città sembra essersi adagiata su una pigra routine, e diventa sempre più concreto il rischio di trasformare una culla di civiltà in un deserto culturale
Senza voler andare indietro agli storici fasti legati allo sbarco dei Mille ed alle stagioni dorate di fine ottocento e metà novecento, caratterizzate da grande fermento culturale e avanguardia politica, con figure di spicco che hanno avuto un ruolo importante nella storia d’Italia, letteraria e politica, figli di Marsala o che a Marsala hanno scritto e prodotto pagine di alto contenuto culturale, come Abele Damiani, Felice Cavallotti, Michele Crimi, Giuseppe Giacalone, con l’impegno di grandi dinastie, Whitaker e Florio, che scelsero Marsala come base operativa,che modellarono l’economia della Belle Époque esportando il nome della città in tutto il mondo, che avviarono le storiche campagne di scavi archeologici nell’isola di MOTHIA svelando al mondo i segreti della civiltà fenicio-punica, la mia personale esperienza mi porta a ricordare con nostalgia la vivacità culturale e politica degli anni ’60 ,’70, ‘80 animata da intellettuali marsalesi e non, stimolata da dibattiti filosofici, letterari, di arte e storia che si tenevano nei circoli, nelle sedi di associazioni culturali, giovanili, sportive, nelle sezioni di partito, nei caffè e nei palazzi storici, con un proliferare di idee, visioni e progetti capaci di guardare ben oltre i confini dell’isola.
La cultura, a Marsala, era linfa vitale, un motore identitario ed economico che non temeva il confronto con i grandi centri dell’Isola e del Continente.
Oggi, tuttavia, quel dinamismo appare come un ricordo sbiadito, il presente si mostra sciatto, piatto e ripiegato su se stesso, le istituzioni culturali faticano a trovare una visione organica, i teatri e i luoghi di aggregazione vivono di fiammate sporadiche e le iniziative spesso scivolano in un provincialismo sterile, incapace di attrarre o di stimolare le nuove generazioni.
Marsala sembra aver smarrito la mappa della propria identità ed oggi vive un tempo interiore di profonda crisi, dove la cultura non è più motore di crescita sociale ed economica, ma una voce flebile, confinata ai margini dell’agenda pubblica e sociale
La città sembra essersi adagiata su una pigra routine, cullata dall’illusione che le glorie del passato possano bastare a giustificare l’immobilismo del presente e diventa sempre più concreto il rischio di trasformare una culla di civiltà in un deserto culturale, dove lo scontento e il disinteresse la fanno da padroni.
Marsala sembra aver smarrito la mappa della propria identità ed oggi vive un tempo interiore di profonda crisi, dove la cultura non è più motore di crescita sociale ed economica, ma una voce flebile, confinata ai margini dell’agenda pubblica e sociale, inerte ed impotente ad arginare il degrado che ferisce la città proprio nei luoghi che dovrebbero pullulare di idee, di dibattiti e di visioni e che giacciono spesso in uno stato di precarietà, inutilizzabilità, quando non di incuria e abbandono cronici.
Salvo rare e lodevoli eccezioni portate avanti dall’ostinazione di poche associazioni no-profit o di privati cittadini, l’offerta culturale cittadina si è progressivamente impoverita, caratterizzata dalla frammentarietà delle attività culturali, gli eventi si riducono spesso a passerelle estemporanee o a manifestazioni nate per il mero consumo e intrattenimento estivo, prive di alcuna finalità per il nutrimento della comunità locale.
Fare teatro a Marsala è diventato un atto di puro eroismo civile o di gioiosa incoscienza. Le realtà associative del territorio si scontrano quotidianamente con muri burocratici invalicabili, tariffe di affitto dei teatri comunali spesso insostenibili e una totale assenza di contributi
Manca una programmazione a lungo termine, mancano spazi di aggregazione giovanile che non siano legati alla sola movida, e manca soprattutto una visione politica capace di intendere la cultura come il più potente investimento per la crescita sociale ed economica e per arginare la sempre più invasiva microcriminalità e l’isolamento sociale.
Quando cala l’autunno e i riflettori del turismo stagionale si spengono, le strade del centro si svuotano, svelando la solitudine silente e rassegnata di una comunità che ha fame di stimoli culturali che tuttavia non riesce a manifestare per mancanza di strutture ed iniziative.
I giovani ed i meno giovani scelgono di andare altrove per formarsi e respirare arte, teatro, innovazione, lasciando alle spalle una città che rischia di trasformarsi in un museo a cielo aperto infestato da erbacce, polveroso e chiuso per inerzia.
Ho volutamente dipingere un panorama desolante ed a tinte fosche dello stato della cultura a Marsala, ma nemmeno troppo, nella consapevolezza che la città che mi ha dato i natali meriti una rinascita strutturale che rimetta al centro la bellezza, la cura del proprio passato e il coraggio di produrre contemporaneità, perché una città senza un’anima culturale attiva è una città che rinuncia al proprio futuro.
La gestione delle due sale principali della città riflette perfettamente la mancanza di visione strategica e continuità riducendosi a promoter privati o direzioni artistiche esterne, più indirizzate a fare da vetrina per ospitalità commerciali o spettacoli a rapido consumo
Tornando all’argomento che ha suscitato il mio interesse , è nel settore delle attività teatrali e la gestione dei singoli contenitori storici che lo scenario assume colori ancor più grigi e le ferite della cultura diventano visibili e profonde
Il teatro, potenziale motore di riscatto e confronto civile e sociale di una comunità, che per sua natura dovrebbe essere il cuore pulsante della coscienza critica, della provocazione intellettuale, Marsala vive da anni un paradosso drammatico in un’altalena costante tra l’inerzia istituzionale e lo sfinimento delle realtà locali in cui la ricchezza delle strutture architettoniche si scontra frontalmente con l’asfissia burocratica e il progressivo allontanamento delle energie creative del territorio.
La città ha la fortuna di possedere contenitori storici e di immenso pregio, come l’ottocentesco e intimo Teatro Comunale Eliodoro Sollima ed il monumentale Teatro Impero, ma la gestione dei due teatri principali della città evidenzia la mancanza di una cabina di regia e di una chiara visione d’insieme.
La gestione delle due sale principali della città riflette perfettamente la mancanza di visione strategica e continuità, alternando i faticosi ed infiniti cantieri per l’ordinaria e straordinaria manutenzione ed adeguamenti tecnici ad una programmazione frammentaria ed estemporanea priva di continuità e dii identità artistica riducendosi a promoter privati o direzioni artistiche esterne, più indirizzata a fare da vetrina per ospitalità commerciali o spettacoli a rapido consumo commerciale e per riempire le poltrone nell’immediato, concerti, cabaret, eventi privati o utilizzati come spazio per singole manifestazioni senza una direzione artistica capace di valorizzarne l’identità storica e legarla al linguaggio della contemporaneità, la sperimentazione, al teatro di ricerca, ad attrarre un nuovo pubblico giovanile e formulare un’offerta culturale complessiva.
La chiusura amara sul futuro: «Una città senza un’anima culturale attiva è una città che rinuncia al proprio futuro»
Il sintomo più evidente di questo malessere non è solo l’assenza di grandi circuiti nazionali, ma il progressivo soffocamento delle compagnie teatrali locali. Fare teatro a Marsala è diventato un atto di puro eroismo civile o di gioiosa incoscienza. Le realtà associative del territorio, che storicamente mantenevano viva la tradizione e offrivano laboratori ai cittadini, si scontrano quotidianamente con muri burocratici invalicabili, tariffe di affitto dei teatri comunali spesso insostenibili e una totale assenza di contributi o supporti strutturali da parte dell’amministrazione. Questo clima soffocante ha spinto storiche compagnie locali a rinunciare alle produzioni tra le mura amiche, preferendo i palchi della provincia o, peggio, spegnendosi nel silenzio generale.
A completare questo quadro di incompiutezza vi sono le ferite strutturali e le promesse mai realizzate: progetti di arene all’aperto o spazi alternativi nati male, bloccati da varianti o abbandonati al degrado prima ancora di poter essere vissuti.
Senza una scuola di teatro permanente – a memoria qualche iniziativa in tale direzione è stata tentata da Giorgio Magnato negli anni 70/80 – , senza una stagione pubblica stabile e accessibile e senza spazi decentrati per i quartieri più difficili, l’arte scenica a Marsala cessa di essere un servizio pubblico e un diritto sociale. Resta un lusso estemporaneo, un sipario che si alza solo sporadicamente per ricordare alla città ciò che è rimasta a guardare, immobile, dalla platea.
Senza una cabina di regia che azzeri i muri della burocrazia, senza tariffe agevolate per chi produce cultura a chilometro zero e senza stagioni pubbliche stabili ed eque, i palcoscenici di Marsala rischiano di restare monumenti silenziosi, scatole sceniche bellissime, ma vuote, specchio di una città che ha smesso di investire sulla propria anima.
Per le realtà artistiche storiche e indipendenti della città, fare teatro a Marsala pare essere diventato un atto di logorante resistenza tra costi di affitto insostenibili, tagli ai fondi e assenza di contributi e muri burocratici invalicabili.
Due delle compagnie teatrali locali più antiche hanno denunciato la grave crisi che rischia di privarle del loro ruolo storico di presidio sociale, costrette a soccombere alle logiche di mercato o a spegnersi nell’indifferenza istituzionale.
La Compagnia il Sipario diretta da Vito Scarpitta, dopo oltre vent’anni di attività continuativa,ha annunciato la cessazione della rassegna “Città di Marsala – Lo Stagnone” e “Teatro in Musical” a causa della totale mancanza di compartecipazione economica del Comune e di agevolazioni sui costi vivi delle strutture da parte dell’amministrazione.
La Compagnia il Sipario diretta da Vito Scarpitta, dopo oltre vent’anni di attività continuativa, ha annunciato la cessazione della rassegna “Città di Marsala – Lo Stagnone” e “Teatro in Musical” a causa della totale mancanza di compartecipazione economica del Comune e di agevolazioni sui costi vivi delle strutture da parte dell’amministrazione
L’associazione teatrale “Con Voi” ha espresso forti segnali di frustrazione minacciando persino il trasferimento dei propri spettacoli nei comuni limitrofi, stanca degli ostacoli burocratici legati all’uso delle sale civiche di un sistema di adempimenti e tariffe ritenuto paralizzante, sebbene pare abbia trovato un faticoso chiarimento last-minute con la pubblica amministrazione comunale per sbloccare la data di fine novembre.
Se queste annunciate cancellazioni di storiche rassegne saranno confermate e le frizioni burocratiche sollevate non verranno superate il vuoto culturale ed il collasso delle attività teatrali di Marsala rischia di diventare irreversibile, trasformando l’antica Lilibeo in una città priva di stimoli e identità.
Resta il dato di fatto: da un lato i produttori locali di cultura vengono trattati come clienti commerciali qualsiasi, piuttosto che come una risorsa da tutelare e dall’altro lato la gestione della cultura come mero intrattenimento o passerella commerciale in determinati periodo dell’anno ha trasformato i gioielli architettonici in scatole vuote. Soffocando i talenti locali e impoverendo la comunità.
Corrado Di Girolamo
