E’ una vera e propria controversia politica quella che è emersa a Marsala durante la settimana decisiva per il deposito delle liste elettorali (scadenza 29 aprile). Al centro del caso c’è la candidata sindaca del centrosinistra, Andreana Patti e un documento riportato dalla testata giornalista Tp24 che sembra vincolare le nomine degli assessori con la seguente dicitura: “si impegnano a versare la quota di quota di denaro”.In particolare: quella che sembra una bozza di accordo prevede il “versamento di 4.000 euro”.Oltre all’obbligo di dimissioni dalla carica di consigliere comunale in caso di elezione, per permettere lo scorrimento della lista.La candidata non nega l’esistenza dell’accordo, ma lo rivendica come un atto di trasparenza. Definisce il meccanismo un “cambio di metodo”: meglio mettere tutto nero su bianco prima che agire nell’opacità dopo.I dubbi circa la illegittimità di questo “contratto” – tanto di natura legale quanto di natura (etico-) politica – sono più di uno, e attengono alla compatibilità di un tale accordo con il sistema di designazione (politico) della carica pubblica. E ciò perché la nomina degli assessori dovrebbe dipendere dalla fiducia del sindaco o dal loro peso politico, piuttosto che dalla misura della propria capacità economica. Anche perché, senza un chiarimento, la domanda circa la sorte di chi non ha risorse tali da far fronte a questo impegno rimane senza risposta.E risulterebbe anche curioso approfondire la sorte di questo “patto” in caso di revoca dell’assessore o, ancora peggio, di rimpasti di giunta.La vicenda è destinata a sollevare un dibattito etico e politico sulla gestione delle coalizioni e sul finanziamento della politica. Fermo restando che è legittimo “ contribuire “ alle spese della politica “, rispettando le norme di cui alla legge 515/93, senza se e senza ma.
La replica di Andreana Patti
«Quello che viene descritto come uno scandalo è, in verità, un cambio di metodo – dichiara Andreana Patti – Per la prima volta a Marsala si prova a fare politica in modo trasparente: niente cene pagate dal candidato, niente spese coperte senza sapere da dove arrivano i fondi, niente raccolte opache».Il punto centrale, secondo la candidata, riguarda il costo reale della politica. “Per anni la politica si è sostenuta anche attraverso consulenze, incarichi e compensi distribuiti dopo il voto. Un sistema in cui il prezzo vero lo pagavano i cittadini, spesso senza saperlo. Io questo sistema non lo accetto».Andreana Patti ribadisce che chi sceglie di aderire al progetto lo fa in modo chiaro, tracciabile e dichiarato. «Non si compra un ruolo: si condivide una responsabilità, anche organizzativa, alla luce del sole. Capisco che questa impostazione possa sembrare strana a chi è abituato a logiche diverse. E capisco anche che possa essere raccontata male, persino da chi dovrebbe informare. Ma la differenza è semplice: trasparenza prima, o opacità dopo. Io ho scelto da che parte stare».
