Porto di Marsala, 2 milioni per dragaggio e posidonia

Porto di Marsala, 2 milioni per dragaggio e posidonia

Il porto di Marsala torna al centro dell’attenzione con un intervento urgente per la rimozione degli accumuli di Posidonia oceanica mista a sabbia nel bacino portuale. L’ordinanza n. 99 del 12 giugno 2026, firmata dal commissario delegato e presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, finanzia 2 milioni di euro per ripristinare sicurezza della navigazione e attività portuali. Nasce dall’emergenza meteo che dal 18 gennaio 2026 colpisce le coste siciliane e inserisce Marsala tra i quattro interventi portuali finanziati, con Menfi, Castelvetrano e San Vito Lo Capo.

Il soggetto attuatore è il dirigente generale del Dipartimento regionale delle Infrastrutture, della Mobilità e dei Trasporti, con il supporto tecnico del Genio Civile di Trapani. I fondi sono sul capitolo 672008 del bilancio regionale, per opere marittime nei porti di seconda, terza e quarta classe. Il dipartimento dovrà avviare la progettazione esecutiva, trasmetterla al Dipartimento regionale tecnico per la verifica e procedere con massima urgenza. Il dragaggio da 2 milioni è un intervento tampone: risponde a un’emergenza immediata, ma non risolve la riqualificazione dello scalo, che richiede risorse stimate in 60 milioni di euro.

Nel 2022, su istanza dell’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, la Giunta regionale aveva approvato un finanziamento di 1,2 milioni di euro, ma dopo alcuni aggiustamenti ne furono concessi, con il D.D.G. n. 1127 del 23 luglio 2024, solo 719.304,27 euro per servizi di ingegneria e architettura. L’incarico, affidato a un raggruppamento guidato da Modimar per 543 mila euro oltre Iva e oneri, riguarda la progettazione degli interventi di messa in sicurezza, lo studio della viabilità portuale ed extra-portuale e, in una fase successiva, la progettazione definitiva ed esecutiva, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza.

Il porto di Marsala resta la più eclatante opera incompiuta degli ultimi 50 anni. Da almeno mezzo secolo è al centro di promesse, annunci e rinvii. I bassi fondali limitano l’accesso delle imbarcazioni, mentre l’assenza di una barriera foranea adeguata espone il bacino alle mareggiate da scirocco e al trasporto di sedimenti. Il risultato è un progressivo interramento, aggravato dagli accumuli di posidonia. Banchine rattoppate, moli danneggiati e opere di protezione incomplete raccontano una condizione che si trascina da decenni.

Una quindicina di anni fa, durante la sindacatura di Giulia Adamo, nel 2014 furono stanziati 49 milioni di euro per recuperare e rilanciare l’intera area portuale, ma il finanziamento non arrivò mai: andò perso. Quanto al Marina di Marsala, il progetto di porto turistico promosso da Marsala Yachting Resort: nel 2016 il Comune annunciò la conclusione dell’iter concessorio per un nuovo scalo con circa mille posti barca. L’iniziativa avrebbe dovuto comprendere anche la sistemazione del porto commerciale e peschereccio, ma non se ne fece nulla.

Giulia Adamo, che nei mesi scorsi aveva messo al centro del programma elettorale il rifacimento del porto, dopo un incontro con la marineria si era impegnata a ottenere un finanziamento immediato in vista della stagione turistica, per intervenire sui bassi fondali. Sembrava una promessa elettorale, ma dopo alcuni incontri in assessorato, alcuni piuttosto vivaci, Adamo rivendica con soddisfazione la paternità dell’azione. I 2 milioni concessi dalla Regione con l’ordinanza n. 99 sono comunque una buona notizia, ma circoscritta: la rimozione di posidonia e sabbia è necessaria per sicurezza e navigabilità, ma resta una risposta all’emergenza.

Il porto di Marsala ha bisogno di un intervento organico: nuove opere di protezione, fondali adeguati, banchine sicure, moli resistenti alle mareggiate e una strategia capace di integrare pesca, diporto, turismo e attività commerciali. Da una recente stima occorrono almeno altri 60 milioni di euro, ma l’importo non è ancora stato finanziato. Il quadro resta quello di una struttura che sta cadendo pietra su pietra, che vive da decenni tra rattoppi grossolani e progettazioni sulla carta.

Alberto Di Paola