La Sicilia del vino e dell’olio vive una stagione di rinnovato protagonismo internazionale, guidata da una visione che coniuga pragmatismo e identità territoriale. Al centro di questa spinta propulsiva il Commissario Straordinario dell’IRVO (Istituto Regionale Vino e Olio), Giusy Mistretta, la cui gestione si sta distinguendo per un’operatività incessante e una presenza costante sui mercati che contano. L’attività del Commissario straordinario non si è fermata ai confini nazionali. Negli ultimi mesi, Mistretta è stata protagonista di una serie di iniziative strategiche nelle principali capitali europee del vino. Queste missioni non sono state semplici presenze di rappresentanza, ma tavoli operativi volti a creare canali commerciali diretti e a rafforzare la tutela dei marchi siciliani all’estero. Descritta da addetti ai lavori e produttori come una donna “estremamente attiva e operativa”, Giusy Mistretta ha impresso all’Istituto un cambio di passo evidente. Una leadership al femminile. La sua gestione sembra puntare su un modello di governance snello, capace di rispondere con rapidità alle sfide di un mercato globale sempre più competitivo. Con il focus puntato su innovazione, certificazione della qualità e promozione internazionale, l’IRVO di Giusy Mistretta sta tracciando la rotta per una Sicilia che non vuole più solo esportare prodotti, ma narrare un’intera cultura produttiva.
Commissario Giusi Mistretta, si è appena concluso il Vinitaly. Qual è il bilancio della partecipazione siciliana quest’anno.
La partecipazione siciliana al Vinitaly 2026 è stata particolarmente significativa, non solo per i numeri ma per la qualità e la visione d’insieme espressa. Abbiamo presentato una Sicilia del vino capace di raccontarsi in modo corale e innovativo, mettendo in evidenza alcuni elementi distintivi. In primo luogo, la collettiva del biologico, che ha dato grande risalto a un segmento in forte crescita e sempre più identitario per l’isola. La Sicilia si conferma la regione italiana leader nel biologico, con aziende che coniugano sostenibilità, qualità e competitività sui mercati internazionali. Altro elemento di grande impatto è stata l’integrazione con l’area dei beni culturali, che ha rafforzato il legame tra vino, storia e paesaggio. Questo approccio ha consentito di raccontare il prodotto non solo come eccellenza agricola, ma come espressione di un patrimonio culturale unico. Infine, lo street food siciliano ha avuto un ruolo strategico nell’attrarre pubblico e operatori, offrendo un’esperienza immersiva e autentica. Il connubio tra vino e gastronomia popolare ha rappresentato uno strumento efficace di promozione, capace di valorizzare l’identità territoriale in modo diretto e coinvolgente. Nel complesso, è emersa una Sicilia più consapevole, inclusiva e capace di fare sistema, elementi fondamentali per affrontare le sfide future con maggiore forza e coerenza.
Abbiamo visto una Sicilia del vino sempre più compatta. In che modo l’IRVO ha facilitato l’incontro tra le piccole cantine d’eccellenza e i mercati emergenti durante la fiera.
L’IRVO insieme all’assessorato hanno avuto un ruolo diretto e strategico nel portare le piccole cantine siciliane dentro i circuiti internazionali, trasformando la loro presenza al Vinitaly 2026 in un’opportunità concreta di business. La collettiva di 28 aziende biologiche è stata il cuore di questo lavoro: non un semplice spazio espositivo, ma un progetto costruito per dare forza, identità e visibilità a produttori che, da soli, avrebbero avuto maggiori difficoltà ad affacciarsi sui mercati internazionali. Il punto chiave è stato proprio questo: trasformare una presenza frammentata in una proposta compatta e riconoscibile. Così le piccole cantine non sono state semplicemente presenti, ma protagoniste, con strumenti concreti per aprirsi a nuovi sbocchi commerciali e rafforzare il proprio posizionamento globale.Sinergia con il turismo.
Il vino non è solo un prodotto agricolo, ma un traino per l’enoturismo. Esiste una strategia comune con la Regione per legare ancora di più il brand “Vino Sicilia” alla promozione del territorio?
Al Vinitaly 2026 l’enoturismo è stato uno dei focus centrali, non più tema accessorio ma leva concreta di sviluppo economico e promozione integrata del territorio. In questo contesto, l’impegno dell’IRVO, insieme all’Assessorato regionale, è stato quello di presentare la Sicilia a 360 gradi: non solo vino, ma paesaggio, cultura, identità e accoglienza. L’obiettivo è rafforzare un modello in cui il vino diventa porta d’ingresso per vivere l’intero territorio. Particolarmente significativo è stato il lavoro svolto nell’area istituzionale, dove è stato organizzato un’attività BtoB strutturata, mettendo in contatto 23 buyer internazionali con 33 aziende siciliane. Non si è trattato di incontri casuali, ma di un percorso costruito per generare opportunità reali, favorendo relazioni commerciali e nuove progettualità legate proprio all’enoturismo. Il messaggio emerso è chiaro: la Sicilia ha tutte le carte per essere una destinazione enoturistica di primo piano a livello internazionale. Il compito delle istituzioni è continuare a fare sistema, creando connessioni efficaci tra imprese, territori e mercati.
L’Istituto ha un ruolo chiave nei controlli e nella certificazione. Come sta evolvendo il sistema di tutela per garantire al consumatore globale che “Sicilia DOC” sia sempre sinonimo di autenticità e sostenibilità.
L’impegno dell’IRVO sul fronte della ricerca è ampio e molto concreto, con una serie di progetti che puntano a rafforzare la competitività del comparto vitivinicolo e olivicolo siciliano, affrontando al tempo stesso le sfide climatiche e di mercato. Tra le iniziative più rilevanti c’è il progetto dedicato agli spumanti di qualità, sviluppato in collaborazione con il CREA, che coinvolge sette varietà autoctone siciliane con l’obiettivo di ampliare e qualificare l’offerta regionale anche in questo segmento. Grande attenzione è rivolta anche al miglioramento genetico: il progetto su incroci tradizionali e Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), portato avanti insieme al CREA e all’Università degli Studi di Catania, mira a ottenere nuove varietà più resistenti alle malattie e meglio adattate agli stress ambientali. Sul piano della filiera, il progetto “White Wine Identity”, realizzato con l’Università degli Studi di Palermo e diverse aziende vitivinicole, punta a rafforzare l’identità e il posizionamento dei vini bianchi siciliani nei mercati internazionali. Parallelamente, l’IRVO è impegnato nel recupero e nella valorizzazione dei vitigni reliquia, in collaborazione anche con l’Università di Catania, per preservare un patrimonio genetico unico e trasformarlo in opportunità produttiva ed enologica. Sul fronte olivicolo, è stato attivato il progetto “Oliveto Siciliano resiliente”, finanziato con fondi PSR 2023–2027, che mira a sviluppare modelli di coltivazione più sostenibili e capaci di affrontare i cambiamenti climatici. Sempre nell’ambito dei fondi PSR, è in corso il progetto sul Perricone, vitigno identitario su cui si sta lavorando per migliorarne qualità, riconoscibilità e diffusione. Un’attenzione particolare è inoltre dedicata alla valorizzazione dei grandi autoctoni siciliani, come Nero d’Avola, Grillo e Catarratto, veri ambasciatori del territorio sui mercati globali. Infine, a supporto di tutte queste attività, l’Istituto dispone di due vigneti destinati a Banca del Germoplasma viticolo siciliano, dove sono conservate oltre 60 varietà autoctone minori: una riserva strategica di biodiversità su cui costruire il futuro della viticoltura regionale. Il sistema di certificazione sta vivendo una fase di profonda evoluzione, in cui l’innovazione gioca un ruolo centrale. L’IRVO sta investendo nell’adozione di nuove piattaforme digitali al fine di rendere i controlli più efficienti, trasparenti e tempestivi lungo tutta la filiera. L’obiettivo è duplice: da un lato semplificare il lavoro delle aziende, riducendo tempi e burocrazia; dall’altro rafforzare le garanzie per il consumatore finale. Attraverso strumenti digitali avanzati, è possibile monitorare in modo più preciso ogni fase, dalla produzione alla commercializzazione, migliorando la tracciabilità e la sicurezza del prodotto. Questo processo di innovazione consente di consolidare il valore della Sicilia DOC come sinonimo di autenticità, qualità certificata e sostenibilità, rispondendo alle esigenze di un mercato globale sempre più attento e consapevole.
Qual è la sua priorità assoluta per trasformare l’Istituto in un ente sempre più moderno e vicino alle esigenze reali dei produttori?
Si conferma e consolida il ruolo dell’IRVO come punto di riferimento per la qualità, la ricerca e la certificazione del comparto vitivinicolo e olivicolo siciliano. Un’Istituzione pubblica, garanzia di imparzialità e trasparenza. che non solo controlla, ma accompagna le imprese nei percorsi di crescita, innovazione e posizionamento sui mercati. In sintesi, modernizzazione e continuità: evolvere negli strumenti e nei servizi, mantenendo salda la missione di tutela e valorizzazione del patrimonio agroalimentare siciliano. La priorità assoluta è chiara e concreta, e si concretizza nel mettere davvero le esigenze dei produttori al centro del processo decisionale. Questo significa continuare a lavorare sull’ascolto continuo e strutturato, sul supporto tecnico e l’innovazione, consentendo l’accesso a dati e analisi di mercato, su una attività promozionale mirata che le possa accompagnare nella modernizzazione.
Nuovi trend: low-alcohol, vini dealcolati e vini biologici: qual è la posizione dell’IRVO rispetto a questi nuovi trend di mercato che arrivano soprattutto dal Nord Europa e dagli USA.
La posizione dell’IRVO su questi nuovi trend non è chiaramente di accompagnamento, con una distinzione importante tra fenomeni già strutturali (bio) e fenomeni emergenti (low/no alcohol). La promozione dei vini biologici non è più un trend, ma una strategia. Qui l’IRVO ha già scelto una direzione precisa e l’ha resa centrale. La Sicilia è oggi leader nazionale del biologico, con quote molto rilevanti sia in superficie che in produzione. L’Istituto considera il bio un asset strategico competitivo, da promuovere come elemento identitario (territorio, sostenibilità, qualità). Su vini a basso o zero contenuto alcolico, il quadro è diverso, trattandosi di trend che rispondono a nuove abitudini di consumo (salute, lifestyle, normative), ma non sono ancora centrali per il posizionamento del vino siciliano. Il ruolo dell’IRVO è quello di monitorare il mercato e i segmenti in crescita, supportando le aziende che vogliono sperimentare, investire in ricerca e innovazione, con particolare attenzione all’identità territoriale e al valore delle produzioni siciliane.
Un messaggio ai produttori: dopo l’entusiasmo di Verona, cosa dice l’IRVO ai giovani viticoltori siciliani che temono l’incertezza economica attuale.
L’incertezza è reale, ma non è un motivo per arretrare, ma piuttosto per evolvere. L’IRVO sa che oggi chi produce vino si trova davanti a costi crescenti, mercati instabili e cambiamenti nei consumi. Il ruolo dell’Istituto unitamente all’Assessorato è quello di non lasciare i produttori soli in questa fase di transizione. Appare fondamentale continuare a investire sulla qualità e sull’identità, perché è lì che la Sicilia è più forte, oltre che puntare sulla diversificazione e innovazione, perché i mercati stanno cambiando rapidamente. I giovani, in particolare, hanno sicuramente più capacità di adattamento. Sono più pronti su sostenibilità, digitale, nuovi linguaggi commerciali. Questo oggi non è un dettaglio, è un fattore competitivo. La Sicilia del vino ha spazio per crescere, ma crescerà soprattutto con chi saprà interpretare il cambiamento, non subirlo.
Per le aziende di Marsala e del resto dell’isola, il problema è raddoppiato dai costi di trasporto verso i mercati del Nord Italia ed esteri. I costi di trasporto marittimo e su gomma sono lievitati, rendendo la “sicilianità” un valore aggiunto più costoso da esportare.
L’IRVO può essere sicuramente fornire il supporto tecnico, può raccogliere i dati reali dei produttori, proporre modelli operativi, monitorare i risultati, al fine di avviare un’azione congiunta con l’Assessorato, e con la Regione Siciliana, che garantisca anche il coordinamento con infrastrutture e trasporti. L’IRVO è pronto a farsi promotore, insieme all’Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, di qualsiasi strumento di confronto per strutturare un’azione collettiva, capace di trasformare il limite dell’insularità in un vantaggio competitivo.
L’olio: il “fratello” del vino. Spesso si parla molto di vino, ma lei ha ribadito l’importanza dell’olio siciliano. Quali iniziative specifiche sono previste nel 2026 per dare all’olio lo stesso palcoscenico internazionale del vino, magari sfruttando proprio il traino delle 164 cantine presenti nei grandi saloni.
Nel 2026 vogliamo portare l’olio siciliano sullo stesso palcoscenico internazionale del vino, con un mix di iniziative già avviate e nuove azioni mirate. Siamo stati già presenti in contesti qualificati come Sirha Budapest e Olio Capitale, che ci hanno permesso di intercettare buyer e operatori specializzati. Allo stesso tempo, stiamo lavorando su nuove tappe strategiche, come la promozione dell’IGP Sicilia a Lione, attraverso il coinvolgimento del Consolato Generale d’Italia a Lione. Accanto alle fiere, puntiamo a rafforzare le attività di incoming per far vivere direttamente il territorio e la qualità delle nostre produzioni. L’obiettivo è chiaro, non solo promuovere il prodotto, ma costruire relazioni stabili e riconoscibilità internazionale per l’olio siciliano, protagonista della narrazione agroalimentare siciliana.
Quali sono i prossimi passi per legare i territori dell’olio e del vino ai siti UNESCO dell’isola.
Un traguardo importante è quello di passare dalla narrazione all’integrazione reale tra produzioni e territori, costruendo itinerari che mettano in rete cantine e frantoi con i grandi attrattori UNESCO della Sicilia. Questo significa lavorare su pacchetti esperienziali integrati, in collaborazione con operatori turistici e istituzioni locali, migliorare l’accessibilità e la segnaletica, e rafforzare la promozione internazionale congiunta di vino, olio e patrimonio culturale. Oltre che puntare su azioni mirate di incoming, portando in Sicilia buyer, giornalisti e operatori per far vivere direttamente questo legame unico tra paesaggio, cultura e produzioni.L’IRVO è da sempre il braccio operativo e tecnico per la qualità del comparto.
In che modo l’Istituto intende supportare operativamente la Federazione delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori per far sì che questa unione non sia solo formale, ma diventi un motore di crescita economica per i territori nel campo dell’enoturismo.
L’IRVO non si limita a sostenere la Federazione delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori, ma svolge un ruolo concreto e operativo per renderla uno strumento reale di sviluppo. L’Istituto da sempre lavora attivamente per creare opportunità. Lo dimostrano le iniziative già realizzate: abbiamo portato la Federazione in contesti internazionali strategici, come l’evento presso il Consolato Generale d’Italia a Parigi e la partecipazione alla fiera di Valladolid dedicata all’enoturismo, favorendo contatti diretti con operatori e mercati esteri. Allo stesso tempo, contribuiamo alla valorizzazione culturale e territoriale attraverso il nostro ruolo nel Comitato scientifico del Premio Internazionale Mozia, che rafforza il legame tra produzioni, identità e attrattività turistica. Il nostro compito è mettere a sistema queste azioni: accompagnare, coordinare e dare continuità, affinché la Federazione diventi davvero un motore economico per i territori. L’IRVO c’è già, con azioni concrete. Ora l’obiettivo è fare scala e trasformare queste esperienze in un modello strutturato di enoturismo per la Sicilia.
Rosa Rubino
Didascalia foto di coppia: Giusy Mistretta, Commisario Straordinario IRVO con il Direttore Vito Bentivegna

