Continuiamo a custodire e a valorizzare i piatti tipici siciliani

Continuiamo a custodire e a valorizzare i piatti tipici siciliani

La Cucina Italiana è riconosciuta dall’Unesco Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità

di Rosa Rubino

Ricordo sempre, con grande nostalgia, nel periodo natalizio,   quel meraviglioso sapore della “cuccia”, un piatto tipico siciliano, a base di grano duro cotto e condito con vino cotto,  preparato da mia madre Lucia Olga il 13 dicembre per la festa di Santa Lucia. Le ricette, i profumi, i sapori sono come le canzoni, risvegliano ricordi, aneddoti del passato e viceversa i ricordi sono legati ad un profumo,  ad una una canzone.

La cuccìa mi riporta indietro nel tempo facendomi rivivere una tradizione siciliana a cui mia madre era profondamente legata. Mi torna in mente il Natale dolce e sereno di tanti anni fa… Ricordo il sapore buono, genuino di una ricetta, di un piatto semplice che si iniziava a preparare il 12 dicembre, mettendo a bagno, il frumento, per farlo riposare tutta notte. La mattina del 13 iniziava il rito: il grano duro prima si scolava, poi si lavava per versarlo in una grande pentola con acqua fredda e cotto a fuoco lento con qualche buccia di mandarino o di arancia fino a renderlo tenero per condirlo con il vino cotto. Un sapore indescrivibile.

Una ricetta semplice, ma ricca di sapori e di storia che mia madre portava a tavola con fare solenne. Quel 13 dicembre era un momento di convivialità’. Era famiglia. La tradizione di Santa Lucia in Sicilia è davvero affascinante e la “cuccìa” ne è il simbolo principale. Santa Lucia   figura molto amata e ricca di storia e tradizioni è molto sentita   a Palermo e Siracusa. Lucia è una delle figure più amate della tradizione cristiana, specialmente in Italia e nei paesi scandinavi.

Lucia nacque a Siracusa intorno al 283 d.C. in una famiglia nobile e ricca. Venne martirizzata il 13 dicembre 304 d.C. durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, dopo essere stata denunciata dal suo promesso sposo, adirato per il rifiuto del matrimonio e per la perdita della dote. Nell’iconografia classica, Santa Lucia viene spesso rappresentata con un piattino in mano contenente i suoi occhi. Si dice che le furono strappati gli occhi durante il martirio, o che lei stessa se li fosse cavati per non cedere alle lusinghe del peccato. Il significato: Il nome Lucia deriva dal latino Lux (Luce). Per questo è considerata la protettrice della vista e di chi soffre di malattie agli occhi. La devozione per Santa Lucia cambia molto a seconda della regione.

A Siracusa è la Santa patrona: si svolge una solenne processione e si mangia la Cuccìa condita con la ricotta, per ricordare una carestia terminata miracolosamente nel 1646 proprio nel giorno della sua festa.

Nel Nord Italia (Brescia, Bergamo, Verona) Lucia assume il ruolo che altrove ha Babbo Natale. In Europa, Santa Lucia è una festa importantissima.

La tradizione è strettamente legata a un evento storico. Si narra che nel 1646, la città di Siracusa (o Palermo, a seconda delle versioni) fosse afflitta da una terribile carestia. Il 13 dicembre, miracolosamente, approdò nel porto una nave carica di grano.

La popolazione, affamata, non ebbe il tempo di trasformare il grano in farina e pane che fu cosi bollito e  mangiato  com’era. Da quel giorno, per voto e in ricordo del miracolo, i siciliani usano astenersi dal mangiare pane e pasta il 13 dicembre. Al loro posto, si consumano piatti a base di cereali e riso, come la cuccìa e le famose arancine (o arancini).

Il termine “cuccìa” deriva dal siciliano “cocciu” (o dall’antico greco ta ko(u)kkía), che significa “granello” o “chicco”. Indica, appunto, il grano cotto intero. Esiste anche una versione più semplice, dove il grano viene condito con una crema di latte (biancomangiare e cannella), oppure la variante salata (specie a Caltanissetta), condita con olio, sale, pepe e legumi. La Cuccìa può essere condita con ricotta di pecora, setacciata e zuccherata, con aromi: canditi (soprattutto di zuccata), gocce di cioccolato e cannella. Eppure  questo piatto  molto apprezzato e ricercato, da anni   tramandato per lo più di generazione in generazione potrebbe rischiare di scomparire. Impegniamoci perché ciò non avvenga.

Lo scorso 10 dicembre a New Delhi la Cucina Italiana è Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Questo riconoscimento dell’Unesco è particolarmente significativo perché non premia solo una singola ricetta o un prodotto specifico, ma l’intero sistema di valori e pratiche che rendono la nostra cucina unica al mondo.

L’Italia ha ottenuto un risultato straordinario: è il primo Paese al mondo a vedere riconosciuta la propria cucina nazionale nella sua interezza. In passato, infatti, l’UNESCO aveva premiato solo aspetti specifici, come la Dieta Mediterranea (2013) o l’ Arte del Pizzaiuolo Napoletano (2017), che ora si integrano in questo riconoscimento più ampio.  Un primato mondiale.

Questo traguardo non è solo un motivo di orgoglio, ma anche un impegno a proteggere e promuovere la nostra cultura gastronomica contro l’omologazione globale.

La cucina italiana è identità culturale: la capacità di riflettere la storia e la varietà dei tantissimi territori e tradizioni locali che compongono l’Italia. Su questa linea dobbiamo continuare a custodire e a valorizzare le nostre   eccellenze come questo piatto tipico  della cucina siciliana: la  cuccia che è identità culturale. In linea con tutto questo un  ruolo importante  può essere svolto   dall’Associazione Strada del Vino Marsala Terre d’Occidente. Si potrebbe organizzare nella splendida cornice di Palazzo Fici, ogni 13 dicembre, un evento ad hoc per valorizzare la cuccia in tutte le sue versioni, ma soprattutto utilizzando il nostro gustosissimo vino cotto prodotto   dalle nostre importanti aziende marsalesi.

È un evento per ricordare  Santa Lucia  figura molto amata e ricca di storia, per  gustare un piatto  che fa parte  delle nostre tradizioni.