di Giovanni Alagna
Ricorrono quest’anno i 200 anni della morte di John Woodhouse junior, fondatore dell’industria vinicola marsalese. Arrivato a Marsala nel 1789, con la sua lungimirante politica di anticipazioni di capitali favorì lo sviluppo della viticoltura e la nascita della classe operaia, i cosiddetti “mastri di bagghiu”
Ricorrono quest’anno i 200 anni dalla morte di John Woodhouse junior, il pioniere dell’industria vinicola marsalese. Sarebbe giusto ricordare quest’uomo lungimirante e generoso a cui Marsala deve quella sua moderna identità economica e sociale, che l’ha resa diversa dalle altre città siciliane e che ormai si sta perdendo. Già agli inizi del Novecento gli amministratori comunali avevano pensato di onorare l’imprenditore inglese innalzando un monumento in suo onore, ma l’iniziativa si arenò immediatamente perché, come ci insegnano il monumento ai Mille e quello ai caduti, innalzare monumenti non è una cosa che a noi Marsalesi riesce bene. Si potrebbe pensare, però, ad un convegno di studi che ricostruisca e ricordi l’opera svolta a favore della città dai Woodhouse in generale e da John jr. in particolare. Sperando che l’amministrazione comunale che verrà voglia farsi carico di celebrare questo illustre cittadino onorario marsalese (fu il primo inglese ad ottenere questo riconoscimento nel 1806) vogliamo ricordare alcuni momenti della sua vita a Marsala. In verità non sappiamo molto di questa famiglia di commercianti imprenditori inglesi. Dei tre padri fondatori dell’industria vinicola marsalese: Woodhouse, Ingham e Florio, il primo è il meno noto perché gli archivi della ditta sono andati in parte distrutti e quella parte che ancora si conserva non è consultabile.
John Woodhouse senior
Preliminarmente bisogna dire che ci sono stati due John Woodhouse, padre e figlio omonimi, legati agli inizi del commercio del vino marsalese. Di John Woodhouse senior, colui che avrebbe scoperto le qualità del vino Marsala, abbiamo poche notizie certe: nacque nel 1731 a Toxteth Park, sobborgo di Liverpool, nel 1767 sposò Jane Heyes da cui ebbe cinque figli, tre maschi (John, Samuele e William) e due femmine (Jane e Ann). Nel 1773 sarebbe venuto a Marsala col vascello Elisabeth per acquistare cenere di soda (carbonato di sodio), comunemente chiamata con la parola spagnola barilla, una sostanza che veniva utilizzata nella fabbricazione del vetro e nella produzione del sapone. Non sappiamo che cosa Woodhouse abbia portato a vendere in Sicilia perché è impensabile, per ragioni economiche e di navigazione, che sia venuto col vascello vuoto. John senior scopre il vino Marsala e ne avvia il commercio aggiungendovi una certa quantità di alcool, non tanto per non far andare a male il vino quanto per farlo accettare ai consumatori inglesi, abituati al gusto dei vini iberici abitualmente fortificati con l’aggiunta di alcool. Di tutta l’attività svolta da John senior a Marsala non abbiamo alcun riscontro documentario e perciò è lecito pensare che egli si sia limitato ad acquistare vino e a spedirlo in Inghilterra. John sr. morì a Liverpool nel 1812, quando si era già ritirato dagli affari.
John Woodhouse junior
Il figlio John junior non fu solo commerciante ma fu il primo vero industriale vinicolo marsalese. La sua biografia finora nota era piuttosto lacunosa, ma adesso grazie a ricerche fatte in Gran Bretagna siamo in grado di indicare come esattezza alcuni dati della sua biografia. John junior nacque a Liverpool il 9 giugno 1770, e non nel 1768 come si è detto finora. A diciannove anni, nel 1789, avendo avuto dal padre un congruo capitale, venne a Marsala dove non si limitò a continuare il commercio iniziato dal vecchio John, ma si dedicò alla produzione del vino in locali presi affitto dai frati del Carmine, dell’Itria e di San Francesco di Paola. In un secondo momento prese in locazione i magazzini della tonnara del Cannizzo, di proprietà del trapanese Domenico Lombardo, che poi acquistò e ingrandì realizzando quella gigantesca struttura che andava dal moderno porto alla chiesa anglicana nei pressi dell’Hotel Palace (un tempo Villa del sole). In questi grandi magazzini ammassava il vino che comprava dai produttori locali, lo manipolava aggiungendovi dell’alcool che produceva egli stesso coi suoi alambicchi. Assai presto John jr. si associò nell’impresa i fratelli Samuel e William e costituì la Woodhouse Brothers, della quale rimase il capo indiscusso fino alla morte. Samuel si trasferì a Malta, dove creò una succursale della ditta e si dedicò in modo particolare alle attività finanziarie. William seguì il fratello John a Marsala e lo sostituì tutte le volte che quello si assentava. William nei primi anni dell’Ottocento abitava nel Cassero, di fronte alla chiesa della Madonna delle Grazie, ma era insoddisfatto della qualità della sua vita a Marsala e lamentava la mancanza di amici civilizzati.

In un decennio gli affari dei fratelli Woodhouse si svilupparono enormemente grazie anche alle grosse forniture di vino per la flotta britannica che essi seppero assicurarsi. Nel marzo del 1800, in particolare, con un contratto che ancora oggi si conserva, l’ammiraglio Horatio Nelson acquistò dai Woodhouse oltre duemila ettolitri di un vino così buono che egli non esitò a definire «degno della mensa di ogni gentiluomo». Nei primi anni della loro attività in Sicilia i Woodhouse si dedicarono al commercio della barilla, del frumento, del tartaro di botti, del legname e di altro ancora, ma la produzione e commercio del vino costituirono la loro attività principale. Per far fronte alla crescente richiesta di vino, John jr. iniziò una lungimirante politica di incoraggiamento della produzione locale attraverso il sistema delle obbligazioni di vendita. In pratica egli acquistava una certa quantità di vino della successiva vendemmia pagandola in anticipo. Nei contratti d’obbligo redatti dai notai nei primi dell’Ottocento non si parla mai di interessi sulle anticipazioni, ma dagli anni ’30 viene espressamente indicato un interesse del 7% sul capitale anticipato. I contratti di solito contengono una serie di clausole che prevedono l’obbligo del venditore di consegnare le uve o il vino nel magazzino indicato dall’acquirente, la facoltà riconosciuta a quest’ultimo di pretendere la raccolta separata delle uve bianche dalle nere, l’obbligo di fare la potatura delle viti come richiesto dall’acquirente e infine l’impegno del venditore a non iniziare la vendemmia prima del 21 settembre. A vendemmia ultimata si facevano i conti sulla base del prezzo del vino fissato dalle autorità locali e ci si compensava reciprocamente. Non risulta che i contratti d’obbligo siano mai stati accompagnati da lamentele o controversie giudiziarie, anzi John Woodhouse venne sempre lodato per l’onestà e la correttezza del suo comportamento.

Questa politica di incoraggiamento della produzione locale avviò una vera e propria rivoluzione economica nelle campagne del Marsalese, che si ricoprirono interamente di vigneti. La contemporanea fondazione del primo stabilimento vinicolo, nel baglio della tonnara del Cannizzo, diede l’avvio alla formazione di una classe operaia, i cosiddetti mastri di bagghiu, che in un’economia arretrata come quella marsalese costituivano una vera e propria aristocrazia operaia. Il detto popolare «Abbacci a matre, mastru di bagghiu è!» nel quale vediamo una madre incoraggiare la figlia a ballare con l’operaio vinicolo, ne attesta il benessere economico e il prestigio. Gli amministratori locali consapevoli del ruolo svolto dai Woodhouse nel 1806 concessero a John e William la cittadinanza onoraria con l’esenzione gabelle civiche, della quale sicuramente non avevano bisogno. John jr. mostrò di meritarsi il riconoscimento. Egli infatti si stabilì definitivamente a Marsala, città nella quale godeva di un prestigio tale che gli consentiva di andare in giro con grosse somme di denaro per pagare i contadini, senza che fosse stato mai derubato. Pur essendo di religione anglicana, egli si impegnò vita natural durante ad assicurare la cospicua somma di onze 200 annue al parroco di San Matteo, D. Giovanni Morana. Si fece carico di far basolare l’odierna via Garibaldi, fece costruire il molo del porto di Marsala, spendendo di suo circa quarantamila scudi.
I testamenti
Nel 1807, trovandosi a Liverpool, nonostante avesse soltanto 37 anni, John jr. fece il suo primo testamento col quale nominava suoi eredi universali i fratelli Samuel e William e destinava consistenti lasciti ai parenti e alla figlia naturale Ellen Parr Woodhouse. Anche a Marsala destinò una parte della sua eredità: all’arciprete e ai canonici della città volle che si dessero cento sterline da distribuire ai poveri; altre cento sterline destinò ai bottai e ai lavoratori che al momento della sua morte erano impiegati nella sua fattoria vinicola. Nel 1825, con atto rogato dal notaio marsalese Antonio Zerilli Donato, John jr. fece un secondo testamento col quale riconfermava come suoi eredi universali i fratelli William e Samuel e nominava suoi esecutori testamentari John Barlow e Thomas Seddall, suoi dipendenti, Matthias Clarkson di Castelvetrano e Thomas Corlett di Malta.

John Woodhouse soffriva di gotta e nei primi giorni di agosto del 1826 le sue condizioni di salute si aggravarono: fu colpito da una febbre intermittente con delirio e sintomi di paura di essere avvelenato. Il dottore Giaconia prontamente chiamato gli prescrisse delle medicine che egli non volle assumere per timore di essere avvelenato. I suoi dipendenti William Phelps Bennett, John Barlow, Thomas Seddall e Thomas Corlett fecero venire Clarkson da Castelvetrano e chiamarono George Wood, altro imprenditore inglese con baglio al porto, e tutti insieme chiamarono il notaio Zerilli Donato, asserendo che Woodhouse volesse fare testamento. Il notaio la mattina del 4 agosto si recò al baglio e chiese di vedere Woodhouse per avere istruzioni da lui ma, essendogli stato rifiutato l’accesso, andò via senza scrivere alcun codicillo. Fu chiamato allora il notaio Pietro Pace al quale fu dettato un nuovo testamento. Alla fine il notaio si rivolse a Woodhouse, sollevato in mezzo al letto da Bennett, e gli chiese se quelle erano le sue ultime volontà, ma Woodhouse, che era già in coma non rispose. Allora George Wood dichiarò che la legge prevedeva che in questi casi si poteva fare un testamento mistico sottoscritto da sette testimoni e convinse i titubanti ad accettare il suo suggerimento. Michele Domingo, un dipendente della ditta vinicola, firmò il testamento per conto di John Woodhouse, e altri sei testimoni, segnatamente Giovanni Parrinello, Tommaso Passalacqua, mastro Onofrio Dell’Orto, mastro Giuseppe Crimaldi, Baldassare Mannone e Tommaso Barbera attestarono che quelle erano le ultime volontà di John Woodhouse.
Il testamento mistico riconfermava nella sostanza quanto stabilito da Woodhouse nei precedenti testamenti ma aggiungeva alcuni cospicui lasciti a favore dei dipendenti della ditta: diecimila onze ciascuno a John Barlow e Matthias Clarkson, cinquemila onze ciascuno a Thomas Corlett e Thomas Seddall, duemila onze a William Phelps Bennett, cinquecento onze e venti annualità di salario a Bartolomeo Tranchida, mille onze al console inglese Gaspare Artale. Infine a tutti i lavoratori che avevano lavoravano nel baglio da ventuno anni venivano donate venti annualità una tantum, agli altri mezza annualità soltanto.

John Woodhouse morì il 5 agosto 1826. Il fratello William, informato del decesso, da Liverpool venne rapidamente a Marsala, dove apprese dell’esistenza del testamento mistico, che egli si rifiutò di riconoscere. Le informazioni di cui disponiamo a questo punto si fanno confuse, ma è certo che egli presentò al giudice Mario Scuderi il testamento del 1825 rogato dal notaio Zerilli Donato e contemporaneamente convocò 78 dipendenti della ditta vinicola ai quali, alla presenza del suddetto notaio, pagò la somma di onze 2 e tarì 11 ciascuno. Pare che gli altri legatari delle generose elargizioni abbiano spontaneamente rinunziato ai lasciti, mentre i parenti inglesi, destinatari di importanti donazioni, ricorsero al tribunale per avere riconosciuta la validità del testamento mistico. Non sappiamo come si sia conclusa la vicenda.
